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Spermatozoi a rischio estinzione?

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Sanihelp.it – Il 2070 potrebbe essere l’anno della spermapocalisse, se così possiamo definirla, per il genere umano, perché potrebbe segnare il crollo irreversibile della possibilità, per gli uomini, di generare figli. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Andrologia (SIA), per voce del suo presidente Alessandro Palmieri, professore associato di urologia all'Università Federico II di Napoli, in occasione della quarta edizione del congresso nazionale Natura, ambiente e uomo, concluso di recente a Courmayeur.


«In appena 40 anni gli uomini occidentali hanno visto calare del 52,4% la concentrazione degli spermatozoi» rivela l’esperto. «Una tendenza che vive una discesa inarrestabile ancora più preoccupante per il ripido declino fra il 2000 e il 2018, attestato dalla metanalisi pubblicata a novembre scorso su Human Reproduction Update. Se infatti dal 1973 al 2000 il calo di concentrazione spermatica è stato dell'1,6% ogni anno, dal 2000 al 2018 la riduzione ha segnato più del doppio, pari al 2,64% per anno».

Se non ci saranno cambiamenti, il trend continuerà ed «entro il 2070 si perderà oltre il 40% della fertilità maschile con serissimi pericoli per la procreazione nei Paesi Occidentali»  continua Palmieri. Non che i Paesi del cosiddetto Sud del mondo stiano meglio: il calo degli spermatozoi è documentato anche nelle popolazioni asiatiche, africane e sudamericane ed è stato rilevato, in particolare, in un lavoro appena pubblicato su Scientific Report, che dimostra un calo dell’89% dal 2010 al 2019 della motilità spermatica in Sudafrica e in Nigeria e un peggioramento dei parametri dello sperma con l'avanzare dell'età.

In Italia il problema si percepisce chiaramente: nel 2022 sono nati poco più di 392.000 bambini. Su cosa bisogna intervenire per invertire o quanto meno arrestare il trend negativo? «L’ambiente che ci circonda, le sostanze chimiche a cui siamo esposti e il nostro stile di vita» sottolinea l’esperto. «Se si fanno meno figli la colpa è senz'altro del disagio economico e sociale, ma sul banco degli imputati c'è soprattutto la fertilità maschile. L'obesità, la sedentarietà, l'abitudine al fumo e la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse, sono infatti tra le principali cause indiziate di aver determinato il calo degli spermatozoi, a cui vanno aggiunti i cambiamenti climatici e l'inquinamento ambientale». Attenzione infine anche a comportamenti come l’astinenza sessuale, sempre più diffusa tra i giovani – la stima segnalata indica che oltre 1,6 milioni di 18-40enni non hanno mai fatto sesso – e al continuo dell'aumento dell'età di concepimento (l’Italia detiene il primato del Paese europeo dove il primo figlio si fa più tardi: in media 35 anni per le donne e 40 per gli uomini).

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