Sanihelp.it – Ha tenuto banco per tutto il periodo natalizio il caso delle protesi mammarie di produzione francese realizzate con silicone industriale, quindi nocive. Ma il problema sembra riguardare anche il versante maschile: l’azienda incriminata infatti, avrebbe prodotto con lo stesso materiale pericoloso anche protesi utilizzate per i testicoli, quelle che vengono generalmente impiantate a quanti sono stati colpiti da un tumore alle gonadi per il quale hanno dovuto rinunciare a uno dei propri attributi.
Il fatto è che l’azienda Pip (Poly Implant Prothese) ha confermato di aver venduto anche in Italia questi prodotti pericolosi, sollevando non pochi timori. Se, infatti, sembra certo che le protesi sono arrivate anche sul mercato italiano, al momento non è possibile dire quando, dove e come.
Di certo i possibili interessati non mancano. Nel nostro Paese «c'è un caso di tumore testicolare ogni 100 mila abitanti e l'85% dei malati richiede la protesi» fa sapere tramite l’Adnkronos, Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia all'Università Federico II di Napoli e segretario generale della Società italiana di urologia (Siu). « Il tumore del testicolo è il più frequente fra i 20 e i 40 anni. Quindi una fascia d'età giovane, nella quale i pazienti in quasi tutti i casi richiedono la protesi per avere un risultato estetico soddisfacente e si ricorre all'impianto di protesi a silicone pieno».
Niente allarmismi però: in attesa delle indagini sanitarie del caso, per valutare se negli ospedali e nelle cliniche italiane sono state impiantate protesi a rischio, gli esperti, per voce del dottor Edoardo Pescatori, Coordinatore Sezione Regionale Marche-Emilia Romagna-San Marino SIA, Società Italiana Andrologia, tranquillizzano i pazienti: «Non ci risulta che per quanto riguarda le Strutture pubbliche di Emilia Romagna e Marche siano mai state impiegate le protesi testicolari dell’azienda PIP, e verisimilmente nessuna protesi testicolare di questa ditta è stata mai impiantata in alcuna struttura pubblica Italiana».
Per quanti, comunque, sentissero il bisogno di avere ulteriori chiarimenti, gli stessi esperti hanno messo a disposizione l’indirizzo di posta elettronica, già attivo per informazioni sulla chirurgia protesica, iochiedo@chirurgiaprotesica.andrologia-mers.com, a cui indirizzare tutte le proprie domande e i propri dubbi.
Un’ultima ma doverosa rassicurazione riguarda le protesi utilizzate per il pene, che secondo alcune fonti sarebbero ugualmente a rischio: «Si conferma la massima sicurezza per le protesi del pene, che non contengono silicone liquido; questa sostanza può essere presente solo in protesi mammarie e testicolari» afferma il dottor Enrico Caraceni, Segretario Sezione Regionale Marche-Emilia Romagna-San Marino SIA.