Sanihelp.it – Si chiama collagenasi di Clostridium histolyticum il farmaco autorizzato anche in Italia per il trattamento di pazienti adulti colpiti dalla malattia di la Peyronie, con una placca palpabile e una curvatura del pene di almeno 30 gradi. Si tratta infatti di una condizione che comporta lo sviluppo di una placca di collagene, o tessuto cicatriziale, sull’asta del pene, che può ridurne l’elasticità e causarne una curvatura variabile durante l’erezione.
Nota anche Induratio Penis Plastica (IPP), tale malattia porta con sé dolore durante l’erezione, con un impatto negativo sui rapporti sessuali, sulla frequenza degli stessi e, in genere, sulla qualità di vita dei pazienti. Comincia in genere con una fase infiammatoria che si risolve spontaneamente in meno del 13% dei casi. Dopo circa 12 mesi dalla comparsa della malattia si giunge ad una forma stabile, caratterizzata da una curvatura più o meno accentuata durante la fase di erezione del pene. Sebbene l’incidenza della malattia di La Peyronie sia stimata tra il 3% e il 9%, si tratta di una patologia sottodiagnosticata e, spesso, sottotrattata.
«Fino ad oggi, ci siamo affidati a soluzioni terapeutiche prestate alla malattia di La Peyronie, come il cortisone e, nei casi più gravi, l’intervento chirurgico. L’operazione, tuttavia, che può consistere, ad esempio, nel semplice raddrizzamento del pene o nell’applicazione di patch autologhi o eterologhi, è necessaria solo nel 10% dei casi; questo perché la maggior parte dei pazienti si stabilizza in una fase non particolarmente grave della malattia» spiega Vincenzo Mirone, Segretario Generale della Società Italiana di Urologia (SIU). «Grazie a questa nuova terapia con collagenasi, gli urologi possono finalmente disporre di un trattamento dedicato, che porterà alla quasi completa eliminazione del bisturi».
Il nuovo farmaco, che non è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, è una combinazione di due collagenasi purificate prodotte da clostridium, cioè due enzimi che distruggono la placca di collagene, e va somministrato attraverso iniezione locale, direttamente nella placca del pene. « L’iter per ogni ciclo di trattamento è semplice (sono previsti un massimo di quattro cicli): si procede con due iniezioni distanziate da un lasso di tempo di 24/72 ore. Trascorse altre 24/72 ore il medico procede con un modellamento del pene e poi, per le successive sei settimane, il paziente dovrà provvedere personalmente a esercizi giornalieri di modellamento e allungamento del pene. È una soluzione che blocca il peggioramento della malattia garantendo, in oltre il 40% dei casi, un netto miglioramento: grazie all’azione anti-fibrotica della collagenasi sulla placca provocata dalla patologia, siamo finalmente in grado di modellare efficacemente la curvatura del pene, raddrizzandolo» spiega Alessandro Palmieri, Presidente della Società Italiana di Andrologia (SIA) .
Prima si scopre la malattia, prima e meglio si può agire contro la formazione delle placche. «È bene, quindi, che gli uomini pratichino l’autopalpazione, una procedura che può permettere di scoprire la presenza, ad esempio, di piccoli noduli. In alternativa, basta sottoporsi a una visita andrologica. Lo strumento diagnostico più efficace è l’ecografia» conclude Palmieri.