Sanihelp.it – Lo scorso marzo Doxapharma e l’azienda farmaceutica Gedeon Richter hanno svolto un’indagine interpellando 200 ginecologi coinvolti nella gestione della contraccezione e 242 donne in età fertile, distribuite in modo rappresentativo per variabili socio-demografiche sul territorio nazionale, utilizzatrici di contraccettivi, il 70% ormonali e il 30% non ormonali. L’obiettivo era duplice: mettere a fuoco lo stato dell’arte in merito al livello di informazione e consapevolezza delle donne sui diversi metodi anticoncezionali, ed evidenziare il ruolo e il rapporto con il ginecologo, relativamente alla scelta del contraccettivo, a livello nazionale.
Dai risultati è emerso un elemento comune: tutti – ginecologi e donne – concordano sul fatto che permangano tuttora notevoli carenze informative sulla contraccezione, nonostante i progressi degli ultimi anni sul fronte della conoscenza e della consapevolezza. Il principale punto debole è rappresentato da una conoscenza sommaria o basata su esperienze eterogenee e parziali dei metodi contraccettivi, seguita da lacune informative che alimentano, frequentemente, false credenze sui metodi contraccettivi ormonali e, in particolare, sulla pillola.
La conoscenza dei diversi metodi e delle loro caratteristiche emersa dalle domande risulta superficiale, mostrando un alto livello di confusione sui sistemi contraccettivi e sulle loro caratteristiche: solo il 62% delle intervistate è certa che la pillola sia un metodo contraccettivo ormonale, con percentuali ancora più basse per cerotto (56%), anello (30%) mentre, per quanto riguarda la spirale e il diaframma, il 39% e il 43% del campione non sa esprimersi in merito. Un quadro che testimonia la necessità di un’informazione più completa, esaustiva e capace di raggiungere il maggior numero di donne possibile sulle opzioni contraccettive oggi disponibili.
Il ginecologo è il principale punto di riferimento per la donna che chiede informazioni e supporto nella scelta del metodo contraccettivo. Emerge però un disallineamento tra la percezione della donna e del ginecologo: nonostante l’ottimismo dei ginecologi in merito al livello medio di conoscenze sulla contraccezione, il 40% delle donne intervistate ritiene di non essere informata adeguatamente e, nel 62% dei casi, non è soddisfatta delle proprie nozioni sul tema. Per più di una donna su 2, inoltre, in Italia si parla poco liberamente di contraccezione, ritenuta ancora un tabù, con il 30% delle intervistate che dichiara di non parlarne liberamente con il ginecologo.
Pare quindi evidente come, in un ambito come quello della contraccezione, fortemente connotato dalla dimensione culturale (educazione, credenze, contesto familiare e sociale, eccetera) sia determinante non dare per scontate acquisizioni, in merito ai metodi e alla loro composizione, che necessitino di essere approfondite e aggiornate nel tempo per poter rappresentare un bagaglio di informazione realmente utile a una scelta consapevole. Sempre più cruciale, pare, perciò, il ruolo del ginecologo che, per essere una valida guida, deve poter contare su un aggiornamento continuo su tutti i metodi contraccettivi e sulle loro differenze, così come su un utile coinvolgimento in iniziative rivolte alla popolazione e finalizzate all’educazione sessuale e al ruolo della contraccezione nella gestione consapevole e libera della propria vita intima.