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Come capire se si sta subendo violenza psicologica

Violenza psicologica: come riconoscerla

Sanihelp.it – La violenza psicologica è una forma di abuso che consiste nel manipolare, intimidire, umiliare, isolare o controllare una persona, minando la sua autostima, la sua libertà e la sua dignità. Si tratta di un fenomeno diffuso e subdolo, che spesso non viene riconosciuto né denunciato dalle vittime, le quali possono arrivare a dubitare di se stesse e della loro percezione della realtà. La violenza psicologica può avvenire in diversi contesti, come la famiglia, la coppia, il lavoro, la scuola, il gruppo di amici o la società in generale.


Come inizia la violenza psicologica?

La violenza psicologica non si manifesta improvvisamente, ma segue un processo graduale e progressivo, in cui il violento cerca di conquistare la fiducia e l’affetto della vittima, per poi iniziare a esercitare il suo potere e la sua influenza su di lei. Il violento può usare diverse strategie, come il fascino, la seduzione, la lusinga, la promessa, il ricatto, la minaccia, la colpevolizzazione, la critica, il sarcasmo, il silenzio, l’indifferenza, il rifiuto, l’isolamento, la negazione, la distorsione, la confusione, la contraddizione, la svalutazione, la derisione, l’ironia, l’aggressione verbale o fisica.

Quali sono i segnali di violenza psicologica?

La violenza psicologica può avere effetti devastanti sulla salute mentale e fisica della vittima, compromettendo la sua autostima, la sua identità, la sua sicurezza, la sua fiducia, la sua capacità di relazionarsi, la sua creatività, la sua motivazione, la sua felicità. Alcuni segnali che possono indicare che si sta subendo violenza psicologica sono:

– Sentirsi costantemente giudicati, criticati, sminuiti, inadeguati, sbagliati, colpevoli, incompresi, soli, impotenti, spaventati, ansiosi, depressi, confusi, disorientati, stanchi, stressati, malati.

– Avere difficoltà a esprimere le proprie emozioni, opinioni, bisogni, desideri, aspettative, diritti, limiti, scelte, progetti, sogni, senza temere le reazioni negative del violento.


– Avere paura di contraddire, deludere, offendere, perdere, lasciare, o essere lasciati dal violento, e quindi adeguarsi, accondiscendere, rinunciare, sacrificarsi, sopportare, perdonare, giustificare, minimizzare, negare, la situazione di violenza.

– Isolarsi dagli altri, perdere il contatto con se stessi, con le proprie risorse, con i propri interessi, con le proprie passioni, con le proprie aspirazioni, con le proprie potenzialità, con le proprie speranze.

Profilo di chi fa violenza psicologica

Chi fa violenza psicologica è una persona che ha un’immagine distorta di se stesso e degli altri, che ha un bisogno eccessivo di controllo. Di solito ha una scarsa capacità di empatiam di ascolto e di dialogo. Tende a essere poco tollerante e collaborativo, oltre ad avere bassa autostima, forte insicurezza, frustrazione e rabbia intensa. I soggetti violenti hanno spesso alle spalle una storia personale o familiare di violenza, di abbandono, di rifiuto e/o di abuso.

Come rispondere alla violenza psicologica

La violenza psicologica è una violazione dei diritti umani fondamentali, che non va mai accettata, tollerata, normalizzata, ma va sempre contrastata, denunciata, prevenuta. Per rispondere alla violenza psicologica, è importante:

Prendere coscienza della situazione, riconoscere i segnali, le cause e  le conseguenze, senza negarli, minimizzarli, giustificarli, ma affrontandoli con lucidità e coraggio.

Proteggersi dalla violenza, stabilire dei limiti, esprimendo le proprie emozioni e difendendo le proprie opinioni.

Chiedere aiuto: rivolgersi a persone di fiducia, come familiari e amici, a colleghi, ma anche alle associazioni e alle istituzioni.

Cambiare la situazione: interrompere il rapporto, allontanandosi dal violento.

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