La dipendenza affettiva è una patologia del comportamento amoroso sempre più diffusa nel mondo contemporaneo. Va precisato che un certo grado di dipendenza e desiderio fusionale con l’altro sono sentimenti assolutamente normali all’inizio di una relazione, durante la fase dell’innamoramento, ma con lo stabilizzarsi del rapporto tendono a scemare.
Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio di fondersi con l’altro non diminuisce, ma perdura inalterato. Alla base di questo disturbo c’è la paura. La paura di restare soli, di non essere degni di amore, di essere ignorati e abbandonati. E amare con paura significa attaccarsi a qualcuno che si ritiene indispensabile per la propria esistenza in maniera morbosa.
Chi è dipendente dedica tutto se stesso all’altro, con lo scopo di perseguire esclusivamente il benessere del partner e non anche il proprio come dovrebbe essere in una relazione di coppia che si possa definire sana. Per farlo tende a negare i propri desideri e bisogni, soffocando sul nascere interessi, amicizia e rapporti con altre persone e familiari. Si può arrivare persino a ridurre al minimo gli impegni lavorativi.
Sono soprattutto le donne, anche a causa di un retaggio culturale, ad essere maggiormente a rischio di dipendenza affettiva. L’unica soluzione, per chi soffre di questo disturbo, è sperimentarrsi come persona singola, ricavando momenti e spazi in cui non è presente la persona a cui di solito ci si appoggia, ad esempio riscoprendo vecchie passioni o trovando nuovi interessi.
Solo dopo aver completato un percorso individuale di crescita e consapevolezza delle proprie capacità sarà possibile costruire una relazione d’amore equilibrata. In questo senso, anche la psicoterapia può essere di grande aiuto.
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