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Rivivere il terremoto

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Sanihelp.it – Si è conclusa la fase di screening della prima ricerca sul campo mai realizzata al mondo per analizzare con evidenza scientifica quali cicatrici portino dentro di sé bambini e ragazzi esposti a catastrofi naturali come, per esempio, il violento terremoto che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo il 6 aprile 2009.


Dei circa 2.000 bambini abruzzesi cui sono stati somministrati i questionari dai pediatri del luogo che hanno aderito volontariamente alla ricerca, il 7,1% rivive lo stesso attimo drammatico, prova paura intensa, senso di impotenza e orrore: tutti disturbi che vanno sotto il nome di Sindrome Postraumatica da Stress.

L’indagine è ora entrata nella fase della conferma delle diagnosi emerse dai test, tramite visita specialistica neuropsichiatrica, e ha coinvolto 500 bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni e circa 1.500 nella fascia 6-14 anni.

In particolare, nella fascia 3 -5 anni non sono stati rilevati problemi neuropsichiatrici gravi se non, nel 6% dei casi, una tendenza all’ansia di probabile origine non post traumatica: la stessa percentuale è infatti riscontrabile nella popolazione pediatrica generale, ovvero anche tra quei bambini che non hanno assistito a un violento terremoto. Inoltre è stata rilevata una certa omogeneità di condizione tra i piccoli aquilani e i bambini del resto d’Abruzzo.

Le cose cambiano nella fascia d’età 6-14, dove si differenzia la risposta al trauma a seconda della maggiore o minore prossimità del bambino all’epicentro del sisma. Tra i 6 e i 14 si fa consistente il dato legato alla Sindrome Postraumatica da Stress, che colpisce il 7,1% dei ragazzi, ovvero più di 100 su 1.500.

Ancora più alto il dato relativo all’ansia legata all’evento traumatico, riscontrata nell’11% dei giovani sottoposti allo screening: 165 su 1.500. Seguono i disturbi dell’affettività (7,7%), vale a dire quella serie di problemi legati all’attività emotiva: fragilità d’umore, ipervigilanza, esagerate o alterate risposte al contesto ambientale.

Lo studio rivela quindi che più il bambino è piccolo, minori sono gli esiti del trauma: in questo caso concorrono più fattori ambientali di protezione come la famiglia e l’età, intesa come livello di sviluppo e maturazione del sistema nervoso.


Il progetto non si ferma allo screening dei fattori di rischio e degli effetti prodotti da una tragedia naturale sulla psiche di bambini e adolescenti o alla conferma della diagnosi, ma attiva processi formativi e terapeutici ad hoc.

La seconda fase della ricerca, promossa dall'Ordine dei Ministri degli Infermi – Camilliani con il coordinamento scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il sostegno della Caritas Italiana e la collaborazione dei pediatri abruzzesi, si concentra sulla formazione di pediatri e insegnanti affinché siano in grado di riconoscere e gestire (a esempio attraverso interventi di educazione alla pro-socialità) la Sindrome Postraumatica da Stress.

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