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Critiche: fatti o opinioni?

Personalità

Sanihelp.it – La dottoressa Michela Rosati, psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale, ci accompagna nel viaggio di scoperta della gestione dei propri errori e delle osservazioni altrui.


Ammettere i propri errori non è mai un’operazione facile, il desiderio è essere accettati e apprezzati dalle persone che ci circondano. Può capitare che la voglia di apparire agli occhi degli altri sotto una buona luce sia così grande da far rifiutare qualsiasi commento che sottolinei errori e incongruenze a nostro carico. Il fatto che qualcuno porti allo scoperto quello che noi vorremmo rimanesse nascosto, potrebbe essere interpretato come un gratuito e maligno attacco personale. 

Quando poi la critica non è formulata in modo costruttivo, allora finiamo per metterci sulla difensiva: essere giudicati ci fa sentire insicuri, suscita un doloroso senso di colpa e ci costringe ad affrontare le conseguenze delle nostre azioni, anche quando ne faremmo volentieri a meno. Quando le critiche vengono espresse con arroganza, magari condite da sarcasmo o disprezzo, ci offendiamo e focalizziamo l’attenzione sull’emozione spiacevole che quella affermazione ha suscitato in noi.

Eppure le critiche, se ben fatte, diventano alleate preziose e possono migliorare la nostra vita: sono informazioni di ritorno (feedback, nell’accezione estesa del termine) utili a modificare il proprio comportamento, in modo da raggiungere un qualsiasi obiettivo più facilmente. Servono a evidenziare eventuali errori o impedimenti, al fine di correggerli e superarli. Chi, nella società, è addetto alla supervisione e valutazione dell’operato degli altri svolge un ruolo fondamentale, che richiede una solida preparazione. Saper criticare è tanto importante quanto saper accettare una critica.

Per cominciare è necessario imparare a distinguere i fatti dalle opinioni. I fatti sono realtà che potremmo definire oggettive (anche se non in senso assoluto), tutti li sperimentiamo più o meno allo stesso modo attraverso i nostri sensi, perché si riferiscono a un mondo osservabile. Un’opinione invece è sempre soggettiva, non descrive fatti osservabili da tutti, ma le nostre idee personali su tali fatti.

Nel corso del normale sviluppo psicologico, ognuno supera la posizione infantile secondo la quale il proprio punto di vista è l’unico possibile, abbandonando la convinzione di detenere il monopolio della verità. Le opinioni, cioè il modo in cui giudichiamo le circostanze dell’esistenza, possono essere più o meno utili. 

Kofman definisce addirittura tossica un’opinione mascherata da fatto: «Per come viene espressa, l’opinione tossica appare sempre come l’espressione di un fatto oggettivo. Per esempio I broccoli sono amari oppure Edward è un tiranno, oppure Il vero problema è che tu ti ostini a fare le cose a modo tuo, o ancora Il tuo comportamento è veramente deplorevole. Questi giudizi vogliono essere più che semplici opinioni e lo fanno utilizzando il linguaggio dei fatti. Il problema delle opinioni tossiche è che pretendono di descrivere una realtà oggettiva e, pertanto, molto spesso portano a conflitti».


Una buona critica, inoltre, si concentra sulle azioni che una persona ha compiuto e, soprattutto, su quelle che può ancora compiere, senza voler ravvisare in un lavoro inadeguato il segno della personalità inadeguata del suo autore. Quando gli individui pensano che i loro fallimenti siano attribuibili a un proprio difetto costituzionale e immodificabile, si disperano e tendono a perseverare nell’errore. Per questo la critica dovrebbe essere precisa, non generica e capace di offrire soluzioni alternative: è quasi sempre inutile dire che qualcuno ha sbagliato senza che si spieghi cosa è stato fatto bene, cosa male e soprattutto come si potrebbe migliorare.

 

La critica non equivale dunque a un insulto, poiché si propone non di offendere ma di risolvere un problema; è pertanto buona norma mettersi nei panni dell’altro ed essere sensibili, poiché l’effetto di una critica umiliante è distruttivo. Chi è abile nell’arte della critica non desidera suscitare risentimento o frustrazione, per questo si rivolge alla persona criticata faccia a faccia e lascia che questa possa dare le sue spiegazioni e chiedere eventuali chiarimenti.

Chi riceve delle critiche costruttive dovrebbe cercare di non viverle come un attacco personale, ma come preziose istruzioni per potenziarsi. Dovrebbe aprirsi al confronto e fare tesoro del feedback ricevuto: le critiche non sono da considerare come indice di una situazione di conflitto, ma come un indispensabile strumento di cooperazione, che ci permette, in ogni ambito, di agire sempre meglio per noi stessi e per la società in cui viviamo.

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