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Psicologo e amico: distinguiamo i ruoli

Il parere dell'esperto

Sanihelp.it – La maggioranza delle persone ha nella propria vita figure di riferimento, persone su cui si può contare, anche nel momento del bisogno. Oltre alla cerchia familiare, giocano un ruolo fondamentale gli amici. Ma quando è opportuno, in caso di difficoltà, rivolgersi a uno psicologoc? E quando invece è sufficiente il parere di un amico? Prova a guidarci in questo ragionamento il dottor Luca Mazzucchelli, psicologo e psicoterapeuta a Milano


Il ruolo che l'amicizia riveste nella vita di ciascuno è prezioso e insostituibile, tramite l'amicizia si forma la nostra personalità e il confronto sincero con le persone care fornisce spunti utili per accrescere la propria individualità, migliorarsi e trasformarsi. Gli amici sono un punto di riferimento anche nel momento del bisogno, ci si consola e ci si ascolta nei momenti di difficoltà, ci si sente meno soli e più forti, accolti e capiti. Avere almeno un amico è sicuramente un ancoraggio alla vita reale. L'amico consola fornendo un parere che non può essere disinteressato (anzi gli si chiede un parere da interessato), proprio perché coinvolto attivamente con emozioni e sentimenti nella vita di chi si rivolge a lui, l'amico dà consigli che partono da punti di vista interni alla situazione stessa.

È per questo che, benché l'amico possa dare grande supporto, difficilmente farà guarire da una patologia psicologica. Spesso le situazioni problematiche che non vengano corrette con interventi ad hoc continuano a fornire soluzioni problematiche, le quali accresceranno o manterranno in vita il disagio percepito. 

È a questo proposito che lo psicologo può fornire qualcosa di diverso rispetto a un amico: oltre alla dimestichezza nell'affrontare determinate tipologie di situazioni acquisita nel corso della sua esperienza, il terapeuta può dare un punto di vista diverso della situazione (non per forza corretto) che sia in grado di fare vedere la realtà al paziente in maniera nuova. Questa nuova modalità di vedere la realtà difficilmente emerge da persone che rimangono coinvolte nella vecchia realtà. Lo psicologo interviene nella situazione mantenendo un punto di osservazione esterno, meno coinvolto, per questo più obbiettivo ed efficace.

Capita, all'interno dei gruppi terapeutici (più pazienti con uno psicologo) che i pazienti decidano spontaneamente di non vedersi al di fuori dell'ambito terapeutico, non si scambiano numeri di telefono, non si frequentano al di fuori della seduta. Ci si accorge del vantaggio che un consiglio disinteressato può avere rispetto al parere di chi invece si trova all'interno della problematica. Se non ti conosco ragiono a mio modo, mi identifico meno nel tuo, ho meno aspettative nei tuoi confronti, mi sento meno sensibile al giudizio dell'altro. 

Lo psicologo cerca di mantenere una posizione in sintonia ed empatia con il cliente e anche a distanziarsi dalla situazione, a vederla con occhi diversi da chi vi è profondamente implicato per trovare nuove soluzioni che non verrebbero facilmente a chi invece si trovi invischiato all'interno del problema. Se all'amico si chiede un parere interessato, lo psicologo è in grado di fornire un parere disinteressato, con i vantaggi che questo comporta. Lo psicologo è addestrato per guardarsi nel rapporto con il cliente, si è sempre almeno in tre: terapeuta, paziente e funzione osservante

Diverso è anche il modo che la persona ha di porsi davanti al terapeuta, poiché si opera in uno spazio neutro. Sospendendo il giudizio può essere più facile parlare di problematiche scottanti senza la paura di perdere un'amicizia. Un altro punto di vista, fuori dal contesto, può essere spiazzante. L'amico cerca di essere voluto bene, lo psicologo di guadagnarsi il pane rendendo il servizio richiesto: per far uscire la persona dai suoi schemi collaudati e dolorosi, far emergere altre possibilità.


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