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Auto-osservazione, a cosa serve

Lo strumento dell'auto-osservazione

Sanihelp.it – L’auto-osservazione non è un processo passivo, tanto meno neutro. Il solo atto di osservare, infatti, ha il potere di modificare la realtà osservata. A sostenerlo, è la filosofia, la psicologia e persino la fisica quantistica (Werner Karl Heisenberg, premio Nobel per la fisica nel 1932, durante i suoi esperimenti, scoprì che le particelle modificavano il loro comportamento secondo il modo in cui venivano osservate). Anche il buddismo afferma che osservare se stessi significa trasformarsi.


Tutti credono di conoscersi e di sapere esattamente come sono fatti, ma conoscere e osservare non hanno lo stesso significato. Conoscere, infatti, è un’idea e tale rappresentazione mentale è influenza da giudizi, vecchi ricordi, aspettative e desideri personali. Ciò che eravamo, quando si è formata l’idea di noi, non corrisponde più a ciò che siamo ora… per fare un esempio banale, ma efficace, c’è molta differenza tra sapere se un colore è adatto a noi e osservare se quel colore effettivamente ci sta bene e non si tratta nemmeno di una verità assoluta. Ad esempio, ci sono giorni in cui il blu ci rende eleganti e altri in cui ci dà un’aria seriosa e austera.

È vero, invece, che ciò che siamo e trasmettiamo cambia di giorno in giorno e qualsiasi conoscenza di noi che si fondi su un’idea stabile e assoluta è sbagliata. Solo l’auto-osservazione ci consente di cogliere la mutevole vitalità e multidimensionalità del nostro essere, dei nostri bisogni, delle nostre reazioni. Ed è solo osservando noi stessi che possiamo modificare quei comportamenti che ci procurano sofferenza e migliorare la nostra vita.

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