Sanihelp.it – Il nostro comportamento alimentare può essere influenzato dalle emozioni che proviamo. L’ansia, la tristezza, la noia, l’insoddisfazione, la rabbia o lo stress possono aumentare l’appetito, soprattutto verso i dolci e i cibi ricchi di grassi. Questo succede quando il cibo diventa una sorta di valvola di sfogo contro frustrazioni o delusioni o come lenitivo di stati dolorosi.
Usare il cibo come riempitivo di mancanze è una soluzione facile dopotutto, ma non è sicuramente quella più utile, tanto meno salutare. Il cibo non è un tappabuchi e non aiuta risolvere i problemi, anzi, aggiunge una zavorra in tutti i sensi.
Per affrontare la fame nervosa il primo passo è essere consapevoli. È utile, infatti, quando quali circostanze e stati d’animo precedono gli attacchi di fame emotiva e quali disagi o tensioni alleviano. Se ad esempio ti rendi conto di mangiare ogni volta che qualcuno ti fa sentire sbagliato o inadeguato, vuol dire solo una cosa: stai usando il cibo come conforto.
La base di partenza, dunque, sono sempre le nostre emozioni. A tal proposito può essere utile registrare annotando su una scheda il cibo che si consuma quotidianamente e le sensazioni fisiche e gli stati emotivi nel momento in cui si mangia. In questo modo, non solo apparirà evidente la differenza tra fame biologica e fame emotiva, ma si lavorerà sulle emozioni che precedono gli attacchi di fame nervosa.