Sanihelp.it – Lila Grace Moss Hack, la figlia diciannovenne della top model Kate Moss, è ormai anch’essa avviata alla carriera di modella. Ogni volta che sfila fa parlare di sé, non tanto per gli abiti che indossa, ma piuttosto per quello che sceglie di non nascondere, ovvero i dispositivi medici che le permettono di convivere con il diabete di tipo 1 di cui soffre.
Nelle scorse settimane Lila ha partecipato, a fianco della madre, a uno degli eventi più esclusivi e attesi di ogni anno, il Met Gala, il galà organizzato per la raccolta di fondi a beneficio del Constume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York. Per questa importante vetrina, ha scelto un abito nude look, firmato Burberry, che lasciava chiaramente vedere, sul gluteo, il POD (point of delivery) ovvero un microinfusore che serve per erogare la dose preimpostata di insulina, e, sul braccio, il cerotto digitale per il monitoraggio continuo della glicemia nel sangue.
Era già successo a settembre, alla Milano Fashion Week, durante la sfilata Versace by Fendi. Pochi giorni prima del Met Gala, inoltre, Lila è stata protagonista del format di British Vogue In the bag (un video in cui si curiosa nelle borse delle celebrità): anche in questa occasione la modella ha mostrato di avere sempre con sé in borsa il dispositivo che le permette di gestire il microinfusore di insulina che indossa («è molto importante tenerlo nella mia borsa; viene con me ovunque») oltre a tavolette di zucchero per gestire eventuali cali glicemici.
Ad agosto 2020, in una intervista concessa al magazine online The Kit, alla domanda su cosa la maggior parte delle persone non conoscesse di lei, Lila ebbe modo di dichiarare: «Penso che non molte persone sappiano che ho il diabete. Non è visibile dall'esterno, quindi nessuno lo sa davvero solo guardandoti. Ho il tipo 1». In quella occasione dichiarò anche le sarebbe piaciuto in futuro darsi da fare per la causa diabetica, «provare ad aiutare il più possibile».
Così molti leggono nei gesti attuali la volontà di sdoganare-normalizzare la sua condizione cronica, evitando di nasconderla e forse invitando a parlarne di più e meglio. Indubbiamente sfilare in passerella con i dispositivi in bella vista contribuisce a far conoscere l’evoluzione tecnologica che la gestione del diabete ha visto negli ultimi anni e potrebbe aiutare i giovani (perché il diabete di tipo 1 viene diagnosticato generalmente in età infantile o adolescenziale e ci si convive poi per tutta la vita) ad accettare più facilmente la malattia e la gestione ella stessa.
«Il POD evita numerose iniezioni al giorno di insulina, il farmaco salvavita di chi ha il diabete mellito di tipo 1» spiega Dario Iafusco, Responsabile del Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica G. Stoppoloni, Azienda Universitaria della Campania Luigi Vanvitelli. «Il farmaco è contenuto nel POD che aderisce perfettamente alla pelle senza alcun tubicino esterno e rilascia la dose di insulina impostata dal paziente (insulina basale) oltre ai boli al momento dei pasti. Per le sue dimensioni così ridotte (non più grande di un cerotto, appunto) è molto comodo da indossare e non limita alcuna attività, compresa quella di modella».