Sanihelp.it – Sabato 19 settembre, durante la finale di un torneo di basket, tra Centrale del latte Brescia e Assigeco Casalpusterlengo, Alessandro Pagani si è accasciato a terra, colpito da un arresto cardiaco. Il ventunenne, cestista del Casalpusterlengo, è stato subito soccorso con il defibrillatore e poi gli è stato praticato il massaggio cardiaco da parte del medico della squadra avversaria aiutato da una dottoressa presente tra il pubblico. Dopo una quindicina di minuti nei quali è rimasto in fibrillazione, il giovane ha ripreso a respirare ed è stato portato via in ambulanza.
Ricoverato nella rianimazione dell’ospedale di Manerbio (vicino alla palestra dove è avvenuto il malore) il giovane è stato inizialmente mantenuto intubato e in coma farmacologico. È stato anche sottoposto a tre TAC (encefalo, toracica e angiotac) che hanno dato esito negativo e ha mostrato subito di reagire positivamente alle cure mediche. Nella notte di domenica i medici hanno quindi gradualmente ridotto i farmaci e lunedì in mattinata le prime notizie positive.
«È stata sospesa dai medici la sedazione necessaria all'ipotermia terapeutica programmata per le prime 24 ore. Il giocatore, al risveglio, ha riconosciuto i familiari. Ora respira da solo senza il supporto delle apparecchiature e le sue condizioni cardiorespiratorie sono stabili» ha fatto sapere l’ospedale tramite una nota ufficiale. Ora per Pagani comincia il percorso di recupero: i medici sono fiduciosi e ritengono che sarà completo. Secondo il medico che lo ha soccorso, a salvare la vita a Pagani e a sventare così l’ennesimo caso di morte cardiaca improvvisa su un campo sportivo è stato in particolare l’uso del defibrillatore.
In Italia sono circa 70 mila ogni anno i casi di arresto cardiaco e mediamente solo nel 2-3 % dei casi si sopravvive, percentuale che sale al 36% là dove sono presenti defibrillatori accessibili e al 50-60% se si fa riabilitazione cardiopolmonare immediata. Inoltre, ogni minuto trascorso da un arresto cardiaco, prima che una persona venga rianimata, comporta la perdita del 10% della capacità di recupero cerebrale e delle altri funzioni vitali. Ciò conferma l’importanza dell’attuazione del decreto Balduzzi che sancisce l’obbligo della dotazione dei defibrillatori semiautomatici (e la presenza di persone abilitate all’uso) negli impianti sportivi a partire dal primo gennaio 2016.