Sanihelp.it – «C'è questa perversione di pensiero, secondo cui la donna e il dolore sono un'equazione matematica. Anche nel continuare a dirci partorirai con dolore. Forse una volta, adesso basta» parole chiare quelle espresse recentemente di fronte alle telecamere di Mattino Cinque da Nancy Brilli e frutto della sua esperienza personale. Proprio lei, infatti, ha fatto i conti per anni con dolori fortissimi che a volte le impedivano di reggersi in piedi. A lungo i medici li hanno attribuiti a svariati disturbi, prima di riuscire a scoprire la vera causa del problema, l’endometriosi, cioè la presenza di tessuto del tutto simile all’endometrio, il naturale rivestimento interno dell’utero, al di fuori della cavità uterina.
Quello della bionda attrice italiana non è però un caso isolato, soprattutto quando si parla di questa malattia: ancora oggi si attendono mediamente anche nove anni prima di arrivare alla diagnosi di endometriosi. «Bisogna abolire la prassi comune per la quale se una donna va dal medico con questi forti dolori si sente rispondere che è solo ansiosa. Quei dolori invece vanno capiti e curati» ricorda Pietro Giulio Signorile, presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus.
Proprio in qualità di testimonial della Fondazione, Nancy Brilli ha più volte raccontato la sua personale lotta con la malattia, per favorire la conoscenza del problema che, se non viene diagnosticato e curato, può avere anche serie complicanze, dai danni agli organi pelvici fino al rischio di infertilità, cioè di impossibilità ad avere figli. Anche a Nancy, che per via dell’endometriosi ha perso un’ovaia e mezza, era stato detto che una possibile gravidanza sarebbe stata un miracolo. Un miracolo che si chiama Chicco, prossimo a compiere 12 anni, il figlio che l’attrice ha avuto dal secondo marito Luca Manfredi.
Un esempio di speranza per tutte le donne alle prese con la malattia, perché l’endometriosi può essere curata: ad oggi l’unica soluzione è la chirurgia in laparoscopia, che permette di eliminare gran parte del tessuto presente in sedi anomale senza danneggiare gli organi. Esiste un rischio di recidive, ma se il primo intervento è stato laparoscopico, nulla vieta di reintervenire per asportare l’ulteriore tessuto formato e si è considerate guarite definitivamente se, dopo l’intervento, non si manifestano recidive per 5 anni.