Sanihelp.it – «Vi racconto cosa è successo negli ultimi sette mesi della mia vita. Mi hanno diagnosticato un tumore maligno. È stata la lotta più dura in assoluto che ho affrontato. La cosa più bella è che sono riuscita a vincere questa battaglia. E quando me l’hanno detto qualche giorno fa sono esplosa dalla felicità» cominciava così il breve video postato su Instagram nel quale Francesca Schiavone, a metà dicembre 2019, a poco più di un anno di distanza dall’addio al tennis giocato, ha rivelato pubblicamente la battaglia affrontata.
La campionessa – la prima tennista azzurra ad aggiudicarsi un torneo del Grande Slam, conquistando, nel 2010, il Roland Garros – ha affrontato un linfoma non-Hodgkin. Si tratta di un tumore, o meglio un gruppo di tumori, che, come spiega sul proprio portale l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), nasce nel sistema linfatico e si può sviluppare in diversi organi (nei linfonodi, ma anche stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale) a partire dai linfociti B e T.
Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, per Francesca tutto sarebbe iniziato con una ghiandola ingrossata, che l’ha portata a sottoporsi ad ulteriori accertamenti. Molto spesso il linfoma non-Hodgkin si presenta con un ingrossamento dei linfonodi in diverse sedi (collo, inguine, eccetera), ma nella maggior parte dei casi, tale ingrossamento non dipende dal tumore ma da un’infezione più comune. Altri sintomi possono dipendere dalla localizzazione: se è a livello addominale, per esempio, può causare gonfiore e ingrossamento degli organi coinvolti (come milza e stomaco) e conseguenti nausea o senso di sazietà precoce. «I sintomi sono la prima cosa che percepisci, una grandissima stanchezza e un mal di pancia continuo. Ti chiedi: cosa mi sta succedendo?» ha raccontato proprio la Schiavone in un recente incontro pubblico a Milano, il convegno Stare insieme fa bene, organizzato da Casa Amica, Onlus che offre accoglienza e solidarietà per i malati che migrano per curarsi.
Le terapie dipendono dalle caratteristiche della malattia e del paziente. La chirurgia è poco usata, mentre più spesso si ricorre a chemioterapia e radioterapia, eventualmente anche in contemporanea. È possibile, inoltre, avvalersi anche dei cosiddetti anticorpi monoclonali o di un trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Francesca si è sottoposta alla chemioterapia e adesso sta scrivendo un libro sull’esperienza della malattia: «Dopo le cure devi fare delle scelte: io adesso non posso giocare a tennis, non posso correre. Per me ex atleta sono sacrifici. Però a quel punto inizia qualcosa di nuovo, di altro: impari della vita e di te cose che non pensavi di sapere» ha rivelato.