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I doppiatori donano parole ai malati

Iniziative

Sanihelp.it – Sono tante le persone a cui malattie, come la Sclerosi Laterale Amiotrofica, rubano la voce, costringendo a parlare con la voce fredda di un sintetizzatore vocale. Per restituire loro una voce umana il Centro Clinico NeMO, struttura multidisciplinare ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari, ha lanciato da qualche mese la campagna #unaparolapernemo, invitando tutti a partecipare alla creazione di un archivio di voci.


Tra i tanti che hanno già aderito, anche numerosi personaggi famosi: Eros Ramazzotti, Gianluigi Buffon, Gianluca Vialli, Enzo Iacchetti, Ilaria D’Amico, Massimo Mauro, Simona Ventura, Il Trio Medusa, Alessandro Cattelan, Luciana Littizzetto. E sono migliaia le parole finora donate. La categoria di vocaboli più nutrita è quella che raccoglie le espressioni di saluto e le esclamazioni (36,7%), seguita dalle parole legate a sentimenti ed emozioni (26,9%), da quelle di uso comune e dai nomi propri (19,7%), a quelle che esprimono bisogni affettivi e concreti (abbracciami, ho fame, ho sete 10%), fino a quelle legate al cibo e alla tavola e i verbi di uso più frequente. C'è anche chi ha registrato qualche parolaccia, perché anche quello fa parte della quotidianità dei malati.

Ma non è tutto. In occasione della Giornata Mondiale della voce, celebrata lo scorso 16 aprile, l'attore e doppiatore Pino Insegno, ha chiamato a raccolta il mondo del doppiaggio italiano per adottare la campagna: i doppiatori che risponderanno all'appello registreranno circa 3.600 parole l'uno, cercando di avvicinarsi il più possibile ai bisogni e alle esigenze delle persone che dovranno usarle, ma anche di cogliere gli usi, i costumi e i modi di dire più significativi che appartengono alla lingua italiana. «Ho sempre amato prestare la mia voce per raccontare grandi storie attraverso i corpi di altri attori – dice Insegno – Grazie al progetto del Centro clinico Nemo, potrò regalare la mia voce a chi l'ha persa, per dargli la possibilità di tornare a comunicare con le persone care e, in fondo, a raccontare nuovamente una storia: la propria».

Grazie ai doppiatori prenderà il via anche una nuova fase della campagna: le persone costrette dalla malattia a utilizzare un comunicatore elettronico potranno contare sulla voce di professionisti. Ogni paziente coinvolto potrà cioè scegliere i messaggi più rappresentativi della propria personalità e dei propri interessi: per esempio potrà far registrare i nomi dei propri cari o le affermazioni e le esclamazioni tipiche e uniche che lo contraddistinguono. Significa quindi che ogni doppiatore professionista farà una vera e propria adozione nel tempo del processo di personalizzazione della banca vocale destinata a ciascun utilizzatore.

Tutti possono comunque contribuire a questo progetto di raccolta delle voci, scaricando la App NeMO-MY VOICE e registrando una semplice parola, che verrà inviata dall’App stessa in un vocabolario posto nel cloud: un archivio della voce che supporterà tutte le attività del Centro Clinico NeMO legate alla messa a punto del progetto Banca della Voce. Dopo aver donato la propria parola, si è chiamati ad invitare amici e followers a fare altrettanto, attraverso la pubblicazione di un messaggio o videomessaggio sui propri profili social.

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