Sanihelp.it – «Soffro della sindrome di Asperger, è questa la mia invisibile sedia a rotelle, la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa. La mia testa non è molto diversa da una vecchia motocicletta. In certi momenti la manopola del gas va al massimo, in altri le candele sono sporche e il motore si ingolfa» comincia così l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera in cui Susanna Tamaro, scrittrice triestina diventata famosa nel 1994 grazie al successo di Va’ dove ti porta il cuore, rivela la sua malattia.
La sindrome di Asperger rientra tra i cosiddetti disturbi dello spettro autistico, non comporta generalmente ritardi cognitivi, ma una compromissione delle capacità di socializzazione, che può manifestarsi con diversi livelli di gravità, e l’assunzione di comportamenti ripetitivi e stereotipati. Chi ne soffre sviluppa in genere attività e interessi ristretti, ma a volte anche con grande talento. «All’epoca della mia infanzia simili disturbi non si conoscevano. Nel migliore dei casi venivo considerata una bambina strana, prigioniera di una timidezza patologica» continua la scrittrice che negli anni ha incontrato psicanalisti e neurologi, prima di capire di cosa soffrisse.
«Tutta la vita ho lottato contro la complessità dei miei disturbi, contro gli enormi ostacoli che disseminavano — e continuano a disseminare — nei miei giorni. Per decenni mi sono colpevolizzata per non riuscire a essere come gli altri, per non essere in grado di affrontare cose che le altre persone consideravano normali» dice Susanna. « I gesti normali delle persone, quelli che vengono compiuti quasi inconsapevolmente, per me sono dei piccoli Everest quotidiani. Conquiste faticose, che avvengono tutte in un riservato silenzio. Andare al ristorante, incontrare persone nuove in ambito professionale, fare o ricevere una telefonata, dormire in albergo in una camera che non conosco, prendere un treno pieno di gente, affrontare le ore di prigionia di un aereo».
Che cosa le permette di trovare un equilibrio? «Tutto ciò che è limitato, ripetitivo, stabile. Tutti i mondi in cui quello che accade è chiaro, senza possibilità di fraintendimenti. Praticare arti marziali, osservare le api, suonare il pianoforte, raccogliere quasi ossessivamente vecchie biciclette, passare ore a curarle per il senso di estatica meraviglia che provo davanti alla loro meccanica perfetta. Vivere tra la mia stanza e il giardino, tra lo studio e il frutteto. Vivere circondata da animali — esseri innocenti con i quali non si può non capirsi — e da poche persone che mi accettano come sono» spiega l’ autrice che il 20 settembre torna in libreria con Il tuo sguardo illumina il mondo.«Ho avuto anche la fortuna di poter costruire intorno a me, nel corso degli anni, un mondo a mia misura».