Sanihelp.it – Durvalumab è un anticorpo monoclonale antineoplastico utilizzato finora per diversi tipi di tumore: carcinoma polmonare non a piccole cellule e a piccole cellule, carcinoma delle vie biliari, epatocellulare e dell’endometrio. Ora uno studio di fase 3, lo studio NIAGARA, dimostra che la sopravvivenza libera da eventi e la sopravvivenza globale migliorano in modo sostanziale nei pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo se sottoposti a un trattamento neoadiuvante con l’anti-PD1 durvalumab più la chemioterapia a base di platino, seguito da durvalumab adiuvante dopo la cistectomia. Il trattamento ha ridotto del 32% il rischio di recidiva e del 25% il rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante.
Lorenzo Antonuzzo, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Clinica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica Università di Firenze, ha affermato che «lo studio NIAGARA dimostra che l’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab, prima e dopo la chirurgia, può rappresentare una strategia innovativa, in grado di cambiare la pratica clinica per i pazienti con tumore uroteliale della vescica infiltrante operabile. Questo regime immunoterapico permette di migliorare in modo significativo i due endpoint principali dello studio, cioè la sopravvivenza libera da eventi e la sopravvivenza globale. Il dato sulla sopravvivenza globale è particolarmente rilevante in una popolazione di pazienti complessa da trattare, come quella colpita dal tumore uroteliale della vescica infiltrante. Pur trattandosi di una neoplasia localizzata a livello della vescica, è più aggressiva rispetto a quella non infiltrante e può estendersi localmente fino a invadere gli strati muscolari e l’intera parete vescicale».
NIAGARA è il primo studio registrativo in cui un regime immunoterapico, prima e dopo l’intervento chirurgico, prolunga la sopravvivenza in questa patologia.
«Il tumore della vescica è uno dei più frequenti, nel 2023 in Italia sono stati stimati 29.700 nuovi casi. È una neoplasia subdola, perché nelle fasi iniziali può essere del tutto asintomatica. I primi segni d’allarme sono sintomi urinari, per esempio difficoltà a urinare e minzioni frequenti, e la presenza di ematuria, cioè sangue nelle urine. Il principale fattore di rischio è il fumo di sigaretta, a cui si aggiunge l’esposizione professionale a determinate sostanze cancerogene, come ammine aromatiche e nitrosamine» ha concluso Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica).