Sanihelp.it – I farmaci possono interagire fra loro per diversi motivi, ma nel paziente oncologico, che di solito segue diverse terapie ed è più fragile, occorre fare particolare attenzione, soprattutto se parliamo di anziani. L'interazione farmacologica (DI – Drug interactions) si verifica quando un farmaco viene influenzato da un altro agente che provoca alterazioni del suo effetto clinico. Il risultato è che non si ha più l’effetto atteso e nello stesso tempo si possono manifestare effetti collaterali indesiderati e imprevisti. È dimostrato che il 4% dei decessi correlati al cancro è dovuto a fatti gravi correlati al farmaco, comprese le DI. Tali interazioni risultano inoltre essere correlate a circa il 25% di tutte le reazioni avverse ai farmaci che richiedono l’ospedalizzazione.
Alcuni farmaci in particolare (analgesici, anticoagulanti, antipertensivi, antiparkinsoniani, diuretici, ipoglicemizzanti, psicoattivi) presentano particolari rischi nei pazienti anziani e sono spesso responsabili di ricoveri ospedalieri.
Come mai, pur con la dovuta attenzione, vengono commessi questi errori terapeutici? I motivi possono essere diversi, dalla inadeguata informazione al paziente al fatto che quest’ultimo non segua bene le istruzioni, dall’aggiunta di altri prodotti terapeutici, per esempio a base di erbe, nell’errata convinzione che siano innocui, a veri e propri errori di calcolo della dose del farmaco. Anche gli OTC, o farmaci da banco, sebbene siano di libera vendita, possono influenzare l’azione di altri farmaci per cui, nel caso, è meglio chiedere consiglio al farmacista se si seguono terapie farmacologiche.
Il paziente dovrebbe essere messo a conoscenza anche della relazione tra farmaci e cibo, per esempio interazioni tra le più comuni sono quelle tra diversi medicinali e il succo di pompelmo, il tè verde, l’iperico (o erba di San Giovanni) e la liquirizia.