Sanihelp.it – Il tumore al rene è responsabile del 2-3% delle forme tumorali negli adulti.
Recenti studi hanno dimostrato che i farmaci immunoterapici riducono fino a un terzo il rischio di recidiva o di morte a causa di questo tumore, e inoltre sono ben tollerati dai pazienti, meglio dei farmaci fino a oggi usati.
Le novità sono l’immunoterapia con pembrolizumab nel trattamento post chirurgico del carcinoma renale, e con nivolumab associato a cabozantinib nel carcinoma a cellule renali avanzato, che porta a miglioramenti della qualità di vita del paziente.
«Soprattutto grazie ai grandi progressi della robotica negli ultimi anni, la chirurgia è il trattamento di elezione contro il cancro del rene – afferma Vincenzo Mirone, professore di urologia all’Università Federico II di Napoli e responsabile dell’ufficio risorse e comunicazione SIU – ma nel trattamento immediatamente successivo all’intervento, l’immunoterapia diventa fondamentale perché consente di ridurre in modo significativo il rischio di recidiva e di morte nel tumore del rene».
Il tumore al rene è molto difficile da individuare, spesso la diagnosi viene fatta in modo casuale, con accertamenti eseguiti per altri problemi, e colpisce maggiormente il sesso maschile.
«Il suo sintomo più comune è la comparsa di sangue nelle urine, a volte talmente modesta da poter essere rilevata solo al microscopio. Basti pensare che nel 60% dei nuovi casi annuali la malattia viene scoperta durante esami medici condotti per altri problemi di salute. Proprio per questa sua difficoltà di individuazione – spiega il prof. Mirone – il tumore del rene è stato a lungo definito incidentaloma. Da sottolineare anche come il 55% di questi carcinomi si presenta alla diagnosi circoscritto solo al rene, mentre nel 30% dei casi ha già sviluppato metastasi. Il trattamento di elezione contro il cancro del rene è rappresentato dalla chirurgia, soprattutto in considerazione degli enormi progressi consentiti dalla robotica negli ultimi anni. Chemioterapia e radioterapia, da sempre poco efficaci, vengono ormai scarsamente utilizzate. A rivoluzionare la pratica clinica è stata l’introduzione dei farmaci biologici prima e dell’immunoterapia poi, ma i notevoli risultati in termini di efficacia di quest’ultima sono stati a lungo accompagnati da diversi effetti collaterali temporanei: debolezza, stanchezza, nausea, vomito, perdita di appetito, anemia e alterazioni cutanee».