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Tumore al polmone: più guarigioni con immuno e chemioterapia

Tumori: prevenzione e terapie

Sanihelp.it – Immunoterapia più chemioterapia, prima dell’intervento chirurgico (neoadiuvante) possono aumentare il numero delle guarigioni del tumore al polmone allo stadio iniziale. Nello studio di fesa 3 CheckMate -816 una molecola immunologica, nivolumab, è stata associata alla chemioterapia e questa combinazione è stata somministrata a pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule. Nelle persone che rispondono bene alla terapia la riduzione del rischio di recidiva supera l’80%. 


Al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), chiusosi di recente a Chicago, sono stati presentati anche i dati a 3 anni della duplice immunoterapia, con nivolumab e ipilimumab, combinati con chemioterapia, e i risultati sono incoraggianti nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule metastatico, con un miglior tasso di sopravvivenza. 

«Troppo spesso la malattia è scoperta in fase avanzata e le diagnosi in stadio precoce, candidabili all’intervento chirurgico, non superano il 25% – afferma Federico Cappuzzo, Direttore dell’Oncologia Medica 2 all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – I risultati dello studio CheckMate-816 sono davvero significativi e possono condurre a una modifica delle linee guida del trattamento in fase precoce. Ad oggi, l’intervento chirurgico è considerato l’unico strumento per ottenere la guarigione definitiva. Una percentuale compresa tra il 30% e il 55% dei pazienti però sviluppa recidiva dopo la chirurgia, confermando quindi una forte necessità di opzioni aggiuntive che interrompano questo ciclo. Se l’intervento chirurgico è preceduto da nivolumab più chemioterapia, è possibile ottenere una importante regressione tumorale e una potenziale guaribilità del paziente». L’associazione di nivolumab e chemioterapia aveva già mostrato un miglioramento statisticamente significativo nel tasso di risposta patologica completa, ottenuta dal 24% dei pazienti rispetto al 2% di quelli trattati con la sola chemioterapia. «I dati aggiornati dello studio, presentati al Congresso ASCO – continua il prof. Cappuzzo – mostrano la straordinaria capacità della chemioimmunoterapia neoadiuvante di ridurre di oltre l’80% il rischio di recidivanei pazienti che ottengono la risposta patologica completa. In questo modo possono aumentare non solo le guarigioni, ma anche le persone candidabili all’intervento. Oggi, infatti, i pazienti con malattia non metastatica non operabile sono trattati con la chemioradioterapia, ma l’impatto dello studio CheckMate-816 è tale da poter portare a una modifica nella cura delle persone con malattia localmente avanzata, finora escluse dalla chirurgia».

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