Sanihelp.it – L’operazione del cosiddetto lutto anticipatorio è più semplice se il paziente e i familiari hanno potuto parlare della morte e di prendere in esame alcune faccende pratiche (funerale, testamento, accudimento di figli o parenti anziani). Nei casi in cui non abbia avuto luogo alcuna conversazione in merito, l’evento appare traumatico come una morte improvvisa.
In altri molti casi di decesso per tumore, interviene un senso di sollievo, che sebbene produca senso di colpa nei familiari del defunto, è una reazione compernsibile a seguito di un lungo periodo di sofferenza che ha coinvolto il paziente e i suoi cari.
La maggior parte dei decessi avviene in maniera graduale: il paziente si indebolisce, smette di mangiare e bere e può sembrare si chiuda in se stesso, lasciando in disparte le persone che lo circondano, inevitabilmente addolorate da questo atteggiamento. Occorre comprendere però che questo tipo di situazione è il naturale preludio alla morte. Molti entrano in uno stato di incoscienza per un paio di giorni prima di morire. In casi meno frequenti la morte si presenta in maniera improvvisa, magari a causa di qualche complicazione acuta.
I familiari solitamente vogliono vedere il corpo del defunto: ciò sembra sia utile per l’adattamento emotivo a lungo termine; ma non bisogna forzare chi mostri della riluttanza a farlo. Dopo la morte occorre spesso affrontare due questioni: l’autopsia, che può essere disposta per motivi medico-legali o richiesta a scopo didattico e il trapianto di organi. I pazianti oncologici possono donare solo le cornee e le valvole cardiache. Il consenso del trapianto viene normalmente ottenuto dallo stesso paziente prima del decesso.