Sanihelp.it – Si è da poco conclusa l’ottava edizione della Settimana Europea della Prevenzione del Cancro della Cervice Uterina (19-25 gennaio). Un tumore che ogni anno nel nostro Paese interessa più di tremila donne; in Europa si colloca al secondo posto, subito dopo il tumore al seno, nella popolazione femminile tra i 15 e i 44 anni.
Il tumore del collo dell’utero è – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – la prima neoplasia del tutto riconducibile a un’infezione, causata da un agente virale molto comune, il Papilloma Virus Umano (HPV). La prevenzione è fondamentale per difendersi dal rischio tumorale ma la diffusione del vaccino anti-HPV in Italia non è ancora soddisfacente.
In base ai dati aggiornati al 30 giugno 2013, forniti dal Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) e pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, la copertura media nazionale per le coorti 1997, 1998 e 1999 è intorno al 69% per tre dosi di vaccino: non è stato quindi raggiunto l’obiettivo (> 70%) prefissato dal Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2012-2014.
Il rapporto testimonia inoltre una grande disomogeneità nell’accesso al vaccino a livello regionale: si passa dalla Toscana (nelle tre coorti prese in esame registra una copertura superiore all’80% per tre dosi di vaccino) ai risultati di Sicilia e Campania, che non superano rispettivamente il 56% e il 62%. Oltre alla prevenzione secondaria effettuata attraverso il Pap-Test, esame di screening in grado di individuare precocemente le alterazioni delle cellule del collo dell’utero, esiste anche una forma di prevenzione primaria: la disponibilità di due vaccini, sicuri e ben tollerati, che svolgono un’azione protettiva nei confronti dei due sierotipi del Papilloma Virus Umano, responsabili del 70% dei casi del carcinoma uterino.«Sebbene l’Italia sia stato il primo Paese in Europa a lanciare nel 2008 un’organica campagna di immunizzazione gratuita, rivolta alle ragazze preadolescenti nel dodicesimo anno di vita, i dati del Rapporto pubblicati dall’Istituto Superiore della Sanità registrano una copertura vaccinale molto variabile sul territorio nazionale; c’è ancora, quindi, molto da fare per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2012-2014. Nonostante sia stata dimostrata la sicurezza del vaccino anti-HPV, in grado di offrire un’efficace protezione nei confronti del 70% circa dei carcinomi uterini, ancora oggi persistono molti dubbi e perplessità», spiega Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da.
«Fondamentale è la promozione e l’implementazione di programmi informativi per la sensibilizzazione delle ragazze e, soprattutto, dei genitori, sull’importanza cruciale del vaccino. Strategico, in tal senso, è anche il ruolo svolto da tutti gli operatori sanitari coinvolti (Pediatri di Libera Scelta, Medici di Medicina Generale, ginecologi, operatori dei centri vaccinali etc.), che rappresentano gli interlocutori diretti con l’utenza interessata. Il raggiungimento di un’ottimale copertura vaccinale ci proietterà in una società di donne più sane con una qualità di vita sempre migliore», continua il Professor Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma.O.N.Da, da anni impegnata sul fronte della sensibilizzazione e informazione sul tema dell’HPV, ha coordinato come main partner il Progetto europeo AURORA, che coinvolge, oltre all’Italia, dieci Paesi (Lettonia, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Cipro, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Polonia, Grecia). Il progetto punta all’individuazione di una strategia comune, volta a promuovere lo screening del tumore del collo dell'utero nei nuovi Stati membri dell’Unione Europea, nelle donne in età riproduttiva (30-69 anni), con particolare attenzione ai gruppi di popolazione più difficili da raggiungere, e a favorire uno scambio europeo di informazioni e conoscenze sull'attuazione di buone prassi per la prevenzione e la difesa dal cancro della cervice uterina.
Il progetto ha sviluppato un modello di training per la formazione degli addetti ai lavori sulla prevenzione di questo tumore. Inoltre, il consorzio AURORA ha creato in tutti gli Stati partecipanti al progetto una rete di 22 centri pilota, che stanno già implementando lo screening del cancro alla cervice. Obiettivo del network è testare la metodologia di AURORA, coinvolgendo il personale sanitario formato durante il progetto, con lo scopo di migliorare la qualità e il numero di test di screening cervicale eseguiti nei diversi centri.