Sanihelp.it – Come ci spiega la dottoressa Livia Giordano, presidente del GISMA (Gruppo italiano Screening Mammografico) e membro del Comitato Tecnico Scientifico di Europa Donna Italia, lo screening mammografico, diversamente da una campagna di sensibilizzazione, è un percorso strutturato, che prevede un invito attivo, rivolto a una precisa popolazione bersaglio, asintomatica. Nello screening tutto il processo deve essere sottoposto a un attento monitoraggio per verificarne la qualità in ogni passaggio e attuare, qualora sia necessario, misure correttive. Si tratta di un processo che richiede una continuità nel tempo e il suo mantenimento è faticoso e oneroso.
La popolazione coinvolta in uno screening è quella che si ritiene possa trarne il massimo vantaggio; solitamente il fattore più comunemente utilizzato per identificare la popolazione bersaglio è quello dell'età.
Secondo le linee guida europee, il test da utilizzare è la mammografia bilaterale che al momento attuale rappresenta il miglior test disponibile e il cui rapporto costo-efficacia è più favorevole. Nei programmi di screening mammografico la mammografia viene offerta, ogni due anni, alle donne tra i 50 e i 69 anni di età perché questo periodo rappresenta quello in cui l'incidenza della patologia è più elevata.Recenti studi hanno dimostrato un'efficacia della mammografia anche al di sotto dei 50 anni per cui in molte realtà, anche italiane, si sta prendendo in considerazione l'abbassamento della soglia di primo invito ai 45 anni. La mammografia di screening non è un test diagnostico. Questo esame può suggerire una sospetta anomalia al seno; in questo caso la paziente viene invitata a effettuare dei test di approfondimento (un’ulteriore mammografia, un’ecografia, una biopsia) che confermeranno, o meno, il sospetto mammografico iniziale.
Come ogni test in medicina, la mammografia non è perfetta, sebbene abbia una performance molto alta. Per questo motivo è molto importante che le donne conoscano i vantaggi e gli svantaggi di una mammografia e che i programmi di screening forniscano tutte le informazioni affinché le donne possano effettuare una scelta consapevole.
L'Italia è stato uno dei primi paesi in Europa a introdurre la politica degli screening, insieme ai Paesi del Nord, come la Svezia e il Regno Unito. In Italia lo screening è offerto dal Sistema Sanitario Nazionale ed è un servizio completamente gratuito per la popolazione. In Italia gli screening mammografici sono attivi dagli anni Novanta e nel corso del tempo si sono diffusi su tutto il territorio nazionale sebbene esista a tutt'oggi una disparità dell'offerta di screening tra il Nord ed il Sud Italia. Nel 2012 la copertura nazionale è stata del 73%, ciò significa che quasi tre donne su dieci non hanno ricevuto l’invito a effettuare una mammografia di screening e gran parte di queste risiede nelle regioni del Sud Italia. È evidente però che ricevere l’invito non equivale ad accettarlo: la partecipazione in Italia si attesta in media intorno al 58%, con un'ampia variabilità sia intra che inter-regionale. Quattro donne su 10 non aderiscono all'invito di screening e i motivi di questa mancata partecipazione possono essere molteplici: mancata consapevolezza dell'efficacia della prevenzione, paura di scoprire un tumore, non fiducia nel sistema sanitario, ricorso alle strutture private, ecc. Nel corso degli anni l’adesione è aumentata nella maggior parte delle aree in cui è attivo un programma di screening a testimonianza sia di un'aumentata consapevolezza tra le donne dell’importanza della prevenzione sia di una crescente fidelizzazione delle donne verso i programmi di screening.
Nel nostro Paese vi sono due enti importanti che lavorano agli screening oncologici l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), voluto dal Ministero della Salute, è un organismo che si occupa di raccordare i tre programmi di screening attivati in Italia (mammella, cervice, colon) e di raccoglierne e valutarne i dati di attività; il GISMA (Gruppo Italiano Screening Mammografico) è una società scientifica che riunisce gli operatori dello screening mammografico per discutere in maniera multidisciplinare tutto il processo e per promuovere il dibattito e la ricerca.Molti sono i settori su cui questi due organismi stanno concentrando i loro sforzi nell'ambito dello screening mammografico. Uno dei più importanti è quello della ricerca continua della qualità: il GISMA e l'ONS hanno come obiettivo quello di promuovere la qualità dei programmi, anche attraverso lo sviluppo e l’applicazione di indicatori e parametri e mediante programmi ad hoc. Ogni anno vengono raccolti e valutati i dati di attività di tutti i programmi e gli operatori di screening mammografico si confrontano tra di loro e individuano strategie di miglioramento della loro qualità.
Un altro obiettivo prioritario è quello relativo alla promozione di attività di ricerca scientifica, utilizzando un approccio multidisciplinare. Uno degli ambiti in cui si sta lavorando molto nell'ultimo periodo è quello della valutazione di se e come personalizzare l’invito allo screening a seconda delle caratteristiche delle donne. Fattori di rischio diversi da quello dell'età (come ad esempio la densità del seno, le abitudini alimentari o di attività fisica, la presenza di alcuni bio-marcatori, ecc. ) sono presi in considerazione in studi sperimentali per ipotizzare un percorso di screening differenziato a seconda di parametri di rischio più complessi e più adeguati alle caratteristiche individuali delle donne invitate a fare lo screening..