Sanihelp.it – È importante che i pazienti affetti da tumore della prostata siano seguiti da più specialisti riuniti in un team multidisciplinare anziché da un singolo medico. Questo approccio migliorerebbe non solo l’assistenza fornita al paziente ma ridurrebbe anche gli sprechi, evitando esami e cure non necessari.
A ribadirlo è un lavoro di recente pubblicazione su Critical Reviews in Oncology and Haematology e l'approccio multidisciplinare è stato al centro della discussione del 25° Congresso nazionale dalla Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) svoltosi il 22 giugno a Roma. Il professor Giario Conti, presidente nazionale della SIUrO, ha affermato: «La collaborazione tra urologi, oncologi medici e oncologi radioterapisti, anatomopatologi, psicologi e medici nucleari non deve essere più un’opzione ma un obbligo. Da una medicina basata sul singolo specialista si deve arrivare alla scelta della migliore terapia attraverso l’analisi e il confronto di più professionisti. In Italia, a differenza di altri Stati europei, non esistono percorsi istituzionalizzati per creare team di camici bianchi e spesso anche il dialogo tra i vari clinici è insufficiente. In Germania invece esistono oltre 90 Prostate Cancer Unit. Si tratta di strutture nate sul modello di quelle che da anni curano le donne malate di tumore del seno».
«Per rendere davvero possibile la multidisciplinarietà è necessario riorganizzare le nostre strutture sanitarie tenendo conto dell’esperienza delle Breast Unit – ha aggiunto il dottor Riccardo Valdagni Presidente Eletto SIUrO -. La costituzione di Prostate Cancer Unit deve rispettare precisi parametri medici stabiliti in recente position paper della European School of Oncology. Al documento hanno lavorato per oltre tre anni gli specialisti delle più importanti Società Scientifiche europee e le associazioni di pazienti. Questi standard aiuteranno il processo».
«È necessario coinvolgere nel riassetto anche i clinici – ha proseguito il professor Conti -. L’esperienza del tumore della prostata deve poi estendersi alle altre patologie genito-urinarie. I rappresentanti delle varie Società Scientifiche hanno già cominciato a sedersi insieme attorno a un tavolo per elaborare un progetto condiviso di creazione dei team multidisciplinari. Il piano deve essere poi discusso con tutte le istituzioni competenti: dalle direzioni sanitarie dei singoli ospedali fino al Ministero della Salute, passando ovviamente per gli assessorati regionali».
Il dottor Valdagni ha poi ricordato che «La SIUrO è una società che ha nel suo DNA la multidisciplinarietà. Per statuto, infatti, il nostro consiglio direttivo è formato dal 50% da urologi, e l’altra metà invece da specialisti appartenenti a discipline diverse. Vogliamo dare il nostro contributo per la realizzazione di questo processo che è sia clinico-organizzativo sia culturale».
In Italia i tumori urogenitali colpiscono oltre 76.500 persone l’anno e rappresentano il 20% di tutte le neoplasie diagnosticate; 8 pazienti su 10 però sopravvivono alla malattia. «L’innovazione in oncologia ha portato a cure sempre più efficaci che consentono di contrastare le neoplasie limitando il più possibile gli effetti collaterali delle terapie. Il tumore della prostata colpisce ogni anno 36.000 italiani e si tratta in assoluto del più frequente tra la popolazione maschile del nostro Paese e dell’intero Occidente. Fino a pochi anni fa la malattia avanzata, o la recidiva, veniva combattuta solo con la terapia ormonale. Oggi esistono nuovi ed eccellenti medicinali, sia chemioterapici che radio-farmaci, che hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica», ha affermato la professoressa Gigliola Sica, Presidente Onorario del XXV congresso SIUrO.
Il dottor Sergio Bracarda, membro del direttivo nazionale SIUrO, ha spiegato che «Per il cancro del testicolo in 15 anni la sopravvivenza arriva fino al 94%, si tratta di uno dei migliori dati registrati tra tutti i tumori solidi. La malattia deve però essere trattata in centri specializzati perché è necessario saper gestire delle problematiche collegate ai trattamenti. Prima fra tutte la preservazione della fertilità che è molto importante in quanto si tratta di una neoplasia giovanile che colpisce duemila under 40 ogni anno».
«Per quanto riguarda il tumore della vescica e del rene i dati sono in continuo miglioramento. Negli ultimi anni la sopravvivenza a cinque anni di queste due neoplasie è salita rispettivamente al 80 e 85%. Sono patologie in aumento sia tra gli uomini che le tra le donne e molta strada resta ancora da percorrere soprattutto a livello di prevenzione. Non esistono infatti screening efficaci in grado di individuare in modo precoce queste forme di cancro. Quindi è ancora più importante adottare fin da giovani stili di vita sani ed equilibrati a cominciare dal fumo. L’abolizione di questo vizio potrebbe ridurre del 20% il rischio di insorgenza del tumore del rene. La probabilità di sviluppare un carcinoma della vescica nei tabagisti è invece fino a cinque volte superiore rispetto ai non fumatori», ha concluso il dottor Alberto Lapini, Presidente Incoming SIUrO.