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Chemioterapia prima della chirurgia? Lo studio

Ricerca

Sanihelp.it – Si deve a Paolo Bossi, quarantenne ricercatore della Struttura semplice dipartimentale di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la scoperta che in un sottogruppo di neoplasie spinocellulari del cavo orale può essere efficace il trattamento con chemioterapia prima dell’intervento chirurgico.


La ricerca è stata pubblicata su Annals of Oncology e ha preso in considerazione due gruppi di pazienti: il primo sottoposto direttamente a intervento chirurgico, il secondo trattato con chemioterapia prima dell’intervento. «L’obiettivo era misurare se esistesse una differenza nei due gruppi di pazienti, ma non è stato riscontrato nessun vantaggio in termini di sopravvivenza. Solo un piccolo sottogruppo di pazienti sottoposti a chemioterapia prima dell’intervento ha mostrato una risposta sorprendente ai trattamenti: un quarto dei pazienti pre-trattati con chemio, infatti, ha manifestato una remissione patologica completa della malattia e una sopravvivenza a 10 anni del 76,2%. Nel gruppo che ha mostrato persistenza della malattia, la sopravvivenza a 10 anni era inferiore, pari al 41,3%», ha spiegato il dottor Bossi.

Queste evidenze hanno suggerito ulteriori studi: «Gli studi successivi hanno permesso di stabilire che i pazienti che traevano maggior beneficio dal trattamento con chemioterapia prima dell’intervento erano dotati di un determinato meccanismo molecolare. In particolare, dall’analisi del pezzo tumorale, in questi sottogruppi di pazienti è risultata l’assenza di mutazioni del gene TP53, detto guardiano del genoma. In questi casi, dunque, può dirsi che una strategia terapeutica fondata sulla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico possa incidere sulla prognosi molto positivamente e in modo statisticamente significativo», ha concluso il ricercatore.

Il dottor Bossi ha vinto, grazie a questo lavoro, il premio AIOM Giovani 2015 che gli è stato recentemente consegnato a Perugia nel corso del congresso dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica rivolto ai giovani.

Considerati i risultati, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha promosso uno studio multicentrico, coordinato dalla dottoressa Lisa Licitra, su circa 70 pazienti portatori di gene non mutato. I dati che deriveranno da questa ulteriore ricerca consentiranno di avere risposte più esaustive sull’approccio ottimale alle neoplasie spinocellulari del cavo orale, che potranno tradursi in un trattamento personalizzato sulla base del profilo molecolare tumorale di ciascun paziente.

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