Sanihelp.it – Il 25% delle diagnosi di tumore del colon-retto avviene in fase avanzata; in questi pazienti le possibilità di sopravvivenza sono limitate e solo l’11% di loro è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Un quadro che evidenzia come sia fondamentale migliorare l’adesione alle campagne di screening in Italia; si pensi che solo il 47% dei cittadini fra i 50 e i 69 anni (nel biennio 2011-2012) si è sottoposto all’esame del sangue occulto nelle feci, un test in grado di ridurre del 20% la mortalità nel tumore del colon-retto perché capace di individuare lesioni sospette in stadio iniziale.
«È necessario migliorare la consapevolezza degli italiani sull’importanza degli screening, in difficoltà soprattutto al Sud. Infatti i sintomi possono essere confusi con quelli di altre patologie e spesso, quando viene individuato, il tumore si è già diffuso. Importanti progressi nella malattia avanzata dove con i regimi di terapia a disposizione si superano i 30 mesi di sopravvivenza contro i 12 di qualche decennio fa. Questi risultati sono stati ottenuti anche perché per la cura di questi pazienti abbiamo a disposizione due rilevanti innovazioni: la caratterizzazione molecolare con la determinazione delle mutazioni dei geni RAS e BRAF che ci permettono di selezionare i pazienti per il trattamento con farmaci biologici e l’introduzione di farmaci orali di prima e seconda generazione che favoriscono la compliance delle terapie», ha spiegato il professor Carmine Pinto, presidente nazionale delìAssociazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in occasione del convegno »Dalla capecitabina al TAS 102» svoltosi di recente a Milano.
La possibilità di individuare precocemente la presenza di lesioni pre-cancerose permette di ridurre la mortalità per questo tipo di tumore, di asportarlo per via endoscopica senza la necessità di interventi chirurgici demolitivi e di ridurre i costi sociali di questa malattia.
«La sopravvivenza nel nostro Paese è più alta rispetto alla media europea. Anche il confronto con i Paesi del Nord Europa, che fanno di solito registrare i valori più elevati, evidenzia l’ottimo livello del nostro sistema assistenziale. I trattamenti attuali per la fase avanzata si basano sull’integrazione di farmaci chemioterapici con le terapie biologiche e in alcuni casi con la chirurgia. Nuovi farmaci come una nuova fluoropirimidina per via orale che nasce dalla combinazione di trifluridina e tipiracil rappresentano un reale passo in avanti per i pazienti già trattati o non candidati a altre terapie. Questa combinazione non eradica completamente il tumore, ma permette di offrire al malato un beneficio importante allungando la sopravvivenza e migliorando la qualità di vita», commenta il professor Alberto Zaniboni, Responsabile Oncologia Medica alla Fondazione Poliambulanza di Brescia.
«Il tumore del colon-retto si sviluppa in diversi anni e consiste nella trasformazione di lesioni precancerose come adenomi o polipi. Oltre agli screening, la prevenzione deve basarsi su stili di vita sani. La dieta mediterranea svolge una funzione protettiva, mentre il consumo di carni rosse e insaccati, abuso di alcol, fumo, sovrappeso e obesità e scarsa attività fisica costituiscono fattori di rischio certi», aggiunge il professor Evaristo Maiello, Direttore Oncologia di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.