Sanihelp.it – A renderlo noto sono i risultati dello studio randomizzato di fase III KEYNOTE-006 e della coorte dei pazienti con melanoma dello studio di fase Ib KEYNOTE-001, presentati a Chicago in occasione del meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).
Dopo 4 anni di follow-up, la sopravvivenza globale è risultata del 42% tra i pazienti trattati con pembrolizumab e 34% tra quelli trattati con l’anticorpo monoclonale ipilimumab.
Inoltre, dopo un follow-up mediano di quasi 20,3 mesi dopo la fine del trattamento con l’anticorpo monoclonale che si lega al recettore PD-1 (programmed cell death), pembrolizumab, l’86% dei pazienti non presentava segni di progressione della malattia.
«Iniziamo quindi ad avere dati di sopravvivenza a lungo termine che mostrano cosa succede nei pazienti che hanno ottenuto una risposta completa, una risposta parziale o una stabilizzazione di malattia, dopo che hanno interrotto il trattamento con l’anticorpo» ha detto ai microfoni di Pharmastar Paola Queirolo, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino-IST di Genova.
Al meeting sono stati portati i risultati a 5 anni di tutti i pazienti con melanoma arruolati nello studio e del sottogruppo di quelli non trattati in precedenza con alcuna terapia (studio KEYNOTE-001), e i risultati di un sottogruppo di pazienti trattato una seconda volta con pembrolizumab.
La sopravvivenza globale a 5 anni è risultata del 34% nell’intera coorte studiata e del 41% nei pazienti trattati in prima linea con pembrolizumab.
«Questo studio fornisce per la prima volta dati di sopravvivenza a 5 anni in una casistica non selezionata di pazienti con melanoma trattati con un anticorpo anti PD-1»ha rilevato Mario Mandalà, dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, responsabile del Centro per la cura e la ricerca del melanoma.