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Via il tatuaggio da radioterapia per sentirsi meno malate

Sanihelp.it – L’intervento è andato bene, le cure mediche sono giunte al termine, dando i risultati sperati, e il tumore è in remissione. Eppure un segno resta sulla pelle a ricordare la dolorosa esperienza vissuta: è il tatuaggio da radioterapia.


Piccolo e apparentemente insignificante, può provocare un disagio profondo in molte donne operate di tumore al seno che, osservandosi allo specchio, faticano a lasciarsi il passato alle spalle e a voltare pagina. La buona notizia è che oggi il tatuaggio da radioterapia si può cancellare, grazie alla disponibilità delle nuove tecnologie laser a picosecondi. La rimozione può rappresentare non solo un trattamento estetico ma lo step finale del percorso terapeutico.

«Il tatuaggio rappresenta un ausilio, non l'unico, alla riproducibilità della radioterapia – spiega Gianpiero Catalano, Direttore UO Radioterapia del Gruppo MultiMedica – Durante la terapia, che si esegue in più sedute, la donna deve essere infatti riposizionata ogni volta nello stesso modo, affinché il campo irradiato sia sempre il medesimo.

Un tempo la marcatura dei punti di repere veniva eseguita con minore attenzione all’estetica e molte donne si portano ancora addosso segni evidenti. Oggi invece si tratta di piccoli puntini, simili a nei. Ciononostante, accanto a donne che li tollerano, altre hanno il desiderio di liberarsene: c’è chi li copre con altri tatuaggi e chi li fa rimuovere chirurgicamente, con conseguenti cicatrici che vengono preferite a quei puntini, vissuti come ricordo della malattia. La possibilità di cancellarli è un’opzione che, una volta concordata e condivisa con lo specialista radio-oncologo, può contribuire a migliorare la qualità di vita di molte donne».   

«I laser oggi disponibili, come il laser a picosecondi di nuova generazione che eroga una potenza elevatissima in un millesimo di nanosecondo, consentono di cancellare completamente i tatuaggi, anche quelli da radioterapia, piccoli in superficie ma spesso profondi», evidenzia Matteo Tretti Clementoni, Direttore Medico di Laserplast a Milano, centro di laserterapia.

Rimuovere le stigmate della patologia può aiutare la donna a raggiungere quello stato di salute cui fa riferimento l’OMS, quando parla di well-being: non solo assenza di malattia ma condizione di benessere fisico, psicologico e sociale. Sentirsi libere di indossare un bikini, di vivere la propria intimità.

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