Sanihelp.it – L'assistenza è a più velocità, in base alla residenza. Una delle più gravi emergenze, rilevate nel X Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, riguarda la disponibilità e l'accesso alle cure palliative: il sistema è «a macchia di leopardo. E si registra ancora un tasso di decessi in ospedale troppo elevato» rivela all'Adnkronos Salute Francesco De Lorenzo, presidente della Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia).
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati 183 mila nuovi casi di tumore a persone di oltre settant'anni, e il 60% dei 3 milioni di malati oncologici è formato da ultrasessantenni. Sono «numeri da vera e propria emergenza sociale, che rendono evidente la centralità dell’assistenza domiciliare per le cure palliative», afferma De Lorenzo. La spesa ospedaliera inefficace potrebbe essere evitata grazie a un’adeguata risposta al domicilio del paziente. Invece, negli ultimi 10 anni non si è ridotta la percentuale di coloro che muoiono in ospedale, nonostante sia accertato che il 70% di loro avrebbe preferito morire a casa propria.
Nonostante la legge 38/2010, sulle Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, l’erogazione di servizi sul territorio nazionale appare frammentata, con notevole disparità territoriale.
Il rapporto evidenzia anche il ruolo del caregiver, il prestatore di assistenza.
In Italia, con grave ritardo, si registra finalmente un’attività parlamentare per l’approvazione di una legge che riconosca e tuteli il caregiver, ma ancora oggi ci sono delle carenze.
Nelle pagine del rapporto troviamo anche la proposta per un corso di formazione in e-learning destinato ai caregiver, affinché un’adeguata preparazione possa costituire un valore per il malato, ma anche per chi lo assiste, spesso lasciato solo a gestire situazioni complesse senza riferimenti e senza adeguata preparazione.