Sanihelp.it – Da un simposio dedicato alla nutrizione clinica oncologica durante il congresso ESMO 2019, che si è svolto a Barcellona, è emerso che oggi circa un quarto di tutti i pazienti oncologici muore per le conseguenze della malnutrizione. Purtroppo questo problema è spesso ignorato o trascurato, anche se uno stato nutrizionale corretto migliora il decorso del paziente e la possibilità di sottoporsi alle cure.
La perdita di peso è spesso collegata a una perdita di massa muscolare, o sarcopenia, che a sua volta è collegata alla diminuita reattività del paziente nei confronti delle terapie.
La perdita di massa muscolare non è solo dovuta alla malnutrizione, ma si instaura anche in seguito alla tossicità di alcuni trattamenti oncologici come nel caso di 5-fluorouracile, capecitabina, sorefenib e altri principi attivi.
Nei pazienti con malattia in stato avanzato la nutrizione clinica parenterale attraverso sacche nutrizionali adeguatamente preparate può essere eseguita anche a casa del paziente. Questa supplementazione può essere di supporto per prevenire o ridurre l’incidenza della sarcopenia.
Un altro studio ha rilevato che non sempre, alla prima visita oncologica, viene eseguita una valutazione dello stato nutrizionale e che ai pazienti metastatici viene riservata una maggiore attenzione in tal senso.
La perdita di peso è collegata a un aumento della mortalità nei pazienti oncologici, come è stato dimostrato da uno studio californiano che ha lavorato su dati riguardanti persone con cancro del colon retto.
L’olio di oliva potrebbe essere un importante costituente della nutrizione parenterale, in quanto contiene sostanze che possono influenzare la funzione di diversi organi, ma soprattutto la funzione del sistema immunitario attraverso un’attivazione dello stesso che aiuta anche nell’azione delle terapie farmacologiche.
Ogni paziente è diverso dall’altro, bisognerebbe quindi approntare un piano nutrizionale personalizzato, che il team di oncologi potrà condividere ed eventualmente modificare nel corso della malattia, allo scopo di rendere l’organismo più resistente nei confronti delle terapie.