Sanihelp.it – La campagna Da Quore a Cuore patrocinata dall’Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (AISC) e dalla Fondazione Italiana per il Cuore (FIPC) e con il contributo non condizionante di Novartis si rivolge a quanti hanno un alto rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica (es. hanno già avuto un infarto o un ictus, o soffrono di diabete, o hanno una familiarità con queste patologie) e a quanti hanno già avuto un evento acuto, ma che non seguono correttamente il percorso di cura.
La campagna vuole riportare l’attenzione su quanti hanno un quore debole perché ad alto rischio di malattie cardiovascolari o perché non riescono a seguire le raccomandazioni cliniche dopo l’evento, fondamentali per guidarli a ritrovare un cuore più sano.
Per dare concretezza a questo messaggio sono stati allestiti i controlli gratuiti del colesterolo LDL e i consulti degli specialisti cardiologi in tutta Italia.
«Il triste primato delle malattie cardiovascolari conferma la principale causa di morte nel mondo, superando persino i tumori. Le innovazioni disponibili permettono ora di prevenire circa l'80% degli eventi cardiovascolari ed è fondamentale promuovere iniziative come queste, in cui i centri cardiologici implementano percorsi strutturati e personalizzati, per garantire una salute cardiovascolare ottimale e per ridurre il rischio di eventi avversi. Passare da un "quore" debole a un cuore controllato – spiega Stefano Carugo, Direttore del Dipartimento Area Cardio-Toraco Vascolare del Policlinico di Milano – rappresenta un percorso molto ampio per intercettare e educare i soggetti ad alto rischio».
Il colesterolo LDL (LDL-c) è il principale fattore causale modificabile per la riduzione del rischio cardiovascolare, come dimostrato da decenni di studi clinici che hanno evidenziato il suo ruolo nel determinare la malattia cardiovascolare su base aterosclerotica (ASCVD).
L’esposizione, nel tempo, a livelli elevati di LDL-c contribuisce alla formazione della placca ateromasica nelle arterie, aumentando così il rischio di eventi ischemici acuti, come l’infarto del miocardio e l’ictus.
Ottenere una riduzione efficace e sostenuta nel tempo dell’LDL è ancora una sfida, tanto che 8 su 10 pazienti ad alto rischio non riescono a ridurre il colesterolo LDL ai livelli raccomandati.
Nello specifico, la corretta gestione dei pazienti che hanno superato un infarto o un ictus deve necessariamente mirare a raggiungere i valori di LDL-c raccomandati dalle Linee Guida congiunte della Società Europea di Cardiologia (ESC) e della Società Europea di Aterosclerosi (EAS), che sono quelli inferiori a 55 mg/dL.
A questo scenario si aggiunge la sfida dell’aderenza terapeutica: solo il 43,6% delle persone in cura segue correttamente il trattamento, con un'adesione che tende a diminuire nel tempo a causa della complessità del regime e degli effetti indesiderati.
«La consapevolezza del rischio cardiovascolare tra i cittadini è ancora limitata, così come la conoscenza delle azioni concrete che si possono intraprendere per prevenire queste patologie o impedirne il peggioramento. Una delle iniziative più importanti – conclude Rossana Bordoni, Presidente AISC-APS – è promuovere uno stile di vita sano come forma di prevenzione e per noi pazienti essere opportunamente informati, impegno che la nostra Associazione porta avanti da anni.