Sanihelp.it – Una review condotta da un gruppo di ricercatori internazionali pubblicata sulla rivista World Psychiatry è stata presentata a Verona in occasione del congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP).
Il lavoro di ricerca si è focalizzato sulla complessità dell’influenza dei social e del web in generale sulla vita e sulla salute mentale degli utenti
«Lo studio di World Psychiatry – sottolinea Emi Bondi, presidente uscente SIP – prende in considerazione i dati più recenti provenienti dalla ricerca sia quantitativa che qualitativa, per valutare l’influenza di Internet, e dei social media in particolare, sullo stato psicologico individuale, e chiarire i fattori sociodemografici, psicologici e comportamentali che possono mediarne l’impatto. Aldilà dei pericoli connessi al cyberbullismo, ai giochi on-line, all’esposizione a materiale pedopornografico, la letteratura scientifica sull’impatto di Internet e dei social è piuttosto contraddittoria. Alcuni studi ne demonizzano l’uso e il rischio manipolativo, altri invece ne sottolineano il potenziale anti-stigma, il ruolo di facilitatore di connessioni e supporto tra pari».
Ricerche epidemiologiche su larga scala che hanno cercato di valutare l’impatto della rivoluzione digitale sulla depressione e l’ansia negli adolescenti, hanno mostrato risultati poco consistenti.
Al contrario, una survey recente, del 2020, ha dimostrato che un uso moderato dei dispositivi digitali (da 1 a 2 ore al giorno) è associata nei bambini a un miglior funzionamento psicosociale, rispetto a un uso blando (meno di un’ora al giorno) o intenso (circa 5 ore).
Di diverso impatto sulla salute mentale è invece l’uso dei social media, che tende a coinvolgere la quotidianità di un individuo, e rispetto ai quali l’astensione, parziale o totale, produce notevoli cambiamenti nel benessere.
Una review del 2023 di 23 trial clinici randomizzati e controllati ha evidenziato un effetto benefico della cessazione dell’utilizzo dei social sulla depressione.
Altri trial hanno replicato la stessa efficacia sull’ansia, con benefici, in maniera particolare, se l’astensione si prolunga per qualche settimana. Inaspettatamente, invece, alcuni studi hanno osservato un impatto negativo, dal punto di vista psicologico, derivante dal ritiro dalle piattaforme social, con sensazioni di solitudine e insoddisfazione.
«Sono molti i fattori che mediano, con ogni probabilità, tale impatto» evidenzia Guido Di Sciascio, segretario nazionale SIP. «Uno studio preso in considerazione nella nuova review, pubblicato su Nature Communications, mostra che le ragazze risentono maggiormente dell’uso eccessivo dei social nella prima adolescenza, tra gli 11 e i 13 anni, mentre i ragazzi tra i 14 e i 15 anni. Entrambi i gruppi mostrano una sensibilità particolare al termine dell’adolescenza, verso appunto i 19 anni».
Alcune piattaforme, più di altre, sono additate come potenzialmente promotrici di un uso compulsivo delle stesse, attraverso messaggi promozionali ad hoc, continue notifiche, facilitazioni quali l’auto-scrolling che inducono a vere e proprie abbuffate da social, riducendo il tempo per il lavoro, le relazioni, lo studio.
«La review, dunque, evidenzia che l’impatto di Internet e dei social media sulla psiche degli utenti è meno semplicistica e più complessa di quanto si immagini», afferma Paola Calò, psichiatra e referente area social media nell’esecutivo SIP.
«L’utilizzo di Internet e dei social media non è un’esperienza univoca, infatti, ma varia in base alle caratteristiche sociodemografiche, psicologiche e comportamentali individuali e in base anche ai contesti e alle situazioni. Nel complesso, i risultati di questa review – continua – suggeriscono una comprensione più sfumata e individualizzata dell’influenza di Internet sul funzionamento psicologico, cognitivo e sociale. Per questo motivo siamo convinti della necessità che la ricerca, la realizzazione di linee guida e le iniziative future debbano privilegiare un approccio interdisciplinare e multidimensionale per affrontare il problema dei vantaggi e degli svantaggi delle nostre interazioni con il mondo online».