Sanihelp.it – Durante il 13° Convegno Nazionale della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA) si è discusso, anche di come l’antibiotico-resistenza rappresenti un’emergenza di sanità pubblica nel mondo; l’Italia purtroppo è uno dei Paesi in cui vi è una prevalenza di ceppi batterici con le percentuali più elevate di resistenza agli antibiotici.
Secondo le stime disponibili ci sono quasi 5 milioni di decessi ogni anno, in tutto il mondo, imputabili alle infezioni intraospedaliere ed extraospedaliere causate dai batteri multiresistenti: una vera e propria ‘pandemia silenziosa’, che si stima possa diventare entro i prossimi 20 anni la prima causa di morte nel mondo.
«Se guardiamo ai numeri di questa vera e propria pandemia delle infezioni da batteri resistenti, sono anche superiori a quelli del Covid – ha commentato a margine dei lavori del congresso Matteo Bassetti, Presidente SITA, Direttore Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino IRCCS di Genova e Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova – è fondamentale, dunque, che tutti si preoccupino dell’uso appropriato degli antibiotici: dobbiamo farlo noi medici, cercando di migliorarne l’utilizzo dentro e fuori dall’ospedale; lo devono fare i farmacisti; lo devono fare tutti i cittadini, cercando di evitare l’autoprescrizione. Ma lo devono fare anche i veterinari, che pure già fanno molto in questo senso, soprattutto in Italia, e bisogna farlo anche in agricoltura. Ci vuole un approccio a tutto tondo, un approccio cosiddetto ‘one health’, per il quale evidentemente bisogna ridurre in maniera importante l’uso degli antibiotici, di tutti in generale ma di alcuni in particolare. Poi bisogna fare anche un altro ragionamento importante, che è quello di incentivare maggiormente la ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici: oggi siamo di fronte a batteri che sono praticamente resistenti a tutti gli antibiotici in commercio e quindi si rischia veramente il ritorno in epoca pre-antibiotica. Bisogna cercare di investire di più in ricerca sui nuovi antibiotici, cercando di incentivare il più possibile chi lavora in questo settore».
Nel corso del Congresso si è parlato delle infezioni più difficili da trattare, specie nell’ambito del paziente settico e immunodepresso, alla luce del posizionamento dei nuovi antimicrobici oggi a disposizione.
Sono stati affrontati anche in ottica multidisciplinare, i nuovi approcci diagnostico-terapeutici alle infezioni difficili da germi multi-resistenti, con sessioni dedicate al ruolo del laboratorio nel sostegno al clinico infettivologo attraverso la diagnostica microbiologica rapida, e al ruolo del farmacologo per la corretta modalità di somministrazione delle molecole.