Sanihelp.it – Il 12 maggio come consuetudine si è svolta la giornata mondiale della fibromialgia, un’occasione per focalizzarsi su questa malattia che solo in Italia affligge 2-3 milioni di persone, per l’80% donne, che quotidianamente affrontano questa condizione, che si caratterizza per la presenza del dolore invalidante e di disturbi come stanchezza cronica, disturbi cognitivi e alterazioni del sonno.
Non esistono al momento, esami diagnostici che permettono di individuare la fibromialgia in maniera certa e inequivocabile, ecco perché per la diagnosi arriva anche con dieci anni di ritardo rispetto all’insorgenza dei sintomi.
Spesso, purtroppo, alla comparsa dei sintomi queste persone non vengono indirizzate subito dal reumatologo che, invece, rappresenta uno degli specialisti cardine in grado di capire se il paziente soffra di fibromialgia oppure no.
Anche quando si riesce a far diagnosi della condizione non esiste una vera e propria cura, ma solo un approccio e una terapia di contenimento e gestione del dolore e dei disturbi correlati.
Le persone affette da fibromialgia, al pari di quelle che convivono con una diagnosi di patologie croniche a lungo termine sono spesso giovanissimi e giovani adulti, donne in età fertile e persone con esigenze normali: andare a scuola, lavorare, fare sport.
Nelle persone con fibromialgia queste avversità sono particolarmente sentite: la società non ha ancora metabolizzato il concetto di accessibilità e inclusione.
Le difficoltà riguardano ogni aspetto della vita: perdita del lavoro, incompatibilità con le esigenze scolastiche per non parlare di chi ha dovuto abbandonare l’agonismo sportivo.
Il nostro Paese deve garantire pari opportunità di inserimento scolastico, sportivo e lavorativo non solo dei sani, ma anche dei cronici.
Questa possibilità non è una concessione ma una priorità che ha effetti positivi anche sulla salute mentale, qualità della vita, minore uso di farmaci.
Avere un ruolo attivo e proattivo nella società è fondamentale e promuove l’autonomia e l’autostima.
Se nelle grandi aziende esistono specifici programmi di formazione, nelle medio-piccole, un lavoratore con difficoltà legate alla patologia può sentirsi molto solo, isolato e discriminato.
Moltissime delle azioni in questione, come tante delle iniziative di sensibilizzazione che si sono svolte in Italia a ridosso del 12 maggio sono sostenute dal'’associazione di volontariato Comitato Fibromialgici Uniti – Italia, in forma breve CFU – Italia odv, che rappresenta e tutela gli interessi morali e materiali dei soggetti affetti da Sindrome Fibromialgica, EHS (Elettrosensibilitá), MCS (Sensibilità Chimica Multipla), CFS/ME (Sindrome da Fatica Cronica / Encefalomielite Mialgica).
Il CFU-Italia Odv (Comitato Fibromialgici Uniti) è stato presente in tantissimi Comuni italiani con l’iniziativa Piantiamo la salute! il progetto per ‘coltivare’ i comportamenti virtuosi in tema di ambiente e salute.
»Regaliamoci un albero! Regaliamoci ossigeno, contribuiamo a rinverdire il pianeta, forniamo vita e un luogo in cui vivere a molte creature viventi, doniamoci un simbolo di rinascita e di rinnovamento. Piantiamo insieme un albero, molto probabilmente, questo sopravviverà a noi e ai nostri figli. Un autentico lascito per l’intera comunità».
La messa a dimora degli alberi è stata possibile grazie alla collaborazione del Comando Unità Forestali, Alimentali e Agroalimentari Carabinieri e il patrocinio dei Comuni Italiani.
Sempre grazie all’impegno di CFU-Italia sono stati moltissimi i comuni italiani che hanno deciso di illuminare di viola un monumento simbolo della loro città, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, ma, anche, simbolicamente, per illuminare la strada della ricerca verso le cure.
L’associazione Comitato fibromialgici uniti invita a fare un selfie o un video davanti ai monumenti illuminati e a mandare foto e video a cfuitalia@gmail.com con l’indicazione del proprio nome, quello della città e del monumento illuminato.
La giornata, infine, è stato il momento per CFU-Italia di portare all’attenzione del Paese il progetto D&I (Diversity & Inclusion) volto a procurare un atteggiamento di sostenibilità all'apertura e all'accoglienza delle differenze delle varie persone.
Si tratta di valori diventati sempre più importanti per l’agenda politica tanto da essere stati inseriti all’interno dell’Agenda Onu 2030 in due specifici Global Goals. AL Goal 5 sulla Parità di genere. Mira a ottenere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze.
Un dato che fa ben sperare in una diminuzione del gender gap aziendale.
Mentre il Goal 10 si propone di ridurre le ineguaglianze.
Si propone di limitare l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni del Mondo, che possono essere di razza, religione, età, genere o stato di salute.