Sanihelp.it – In Italia vivono 88.000 donne che hanno subito una mutilazione genitale. A loro, soprattutto, si rivolge il Summit Itinerante sulle Mutilazioni genitali femminili, evento organizzato dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) a Roma e con il patrocinio del Senato, nella Giornata Mondiale della Tolleranza Zero contro le Mutilazioni Genitali Femminili, il 6 febbraio.
«Ovviamente si tratta di una stima – spiega Francesco Stagno d'Alcontres, presidente SICPRE – ma in ogni caso sono numeri importanti, numeri che per primi giustificano il nostro impegno in questo ambito, per ridare integrità e benessere alle donne che hanno subito questa pratica».
La chirurgia plastica per le vittime di mutilazione
«La prima sfida che la chirurgia plastica si trova ad affrontare nel trattamento delle mutilazioni
genitali femminili – dice ancora Stagno d'Alcontres, anche professore ordinario di Chirurgia
Plastica all'Università degli Studi di Messina e direttore della Scuola di specializzazione presso lo
stesso ateneo – sono le cicatrici e la necessità di rimodellare i tessuti rimasti. I progressi della
medicina e della chirurgia rigenerativa ci hanno dato straordinari strumenti con cui affrontare la
sfida di questa ricostruzione. Oggi l'autotrapianto del grasso della paziente, con il lipofilling,
permette di ridare elasticità, turgore e volume. E poi c'è la trasposizione di lembi, tecnica che permette di ricostruire i tessuti asportati e modificati con queste pratiche e di ridare alla donna le
condizioni per svolgere una vita normale».
Mutilazioni genitali, da 1 a 4
Ancora eseguite in diverse aree del mondo, dall'Africa all'Indonesia, le mutilazioni genitali
femminili sono riconosciute dall'Organizzazione delle Nazioni Unite come una pratica contro i
diritti umani. Possono avvenire nelle prime settimane di vita, durante l'infanzia o all'inizio della
pubertà. E non sono tutte uguali, ma vengono classificate in base alla devastazione che producono. Dal grado 1, in cui viene asportato solo il clitoride, al grado 4 – la considdetta infibulazione – che elimina anche le piccole e grandi labbra e soprattutto produce una »chiusura» che riguarda l'ultimo tratto sia della vagina sia delle vie urinarie.
«Ricostruire una donna vittima di mutilazione genitale – sottolinea Stefania de Fazio, ideatrice nel 2019 del format del Summit e presidente eletto della SICPRE – vuol dire ripristinare la normalità nella minzione e nella vita sessuale, e in alcuni casi addirittura eliminare dolori che impediscono di camminare a lungo. Ma solo il chirurgo plastico, lo specialista della rigenerazione, è in grado di fare la differenza, ridando a queste donne forma e funzione». Per questo, oltre a informare le vittime e sensibilizzare l'opinione pubblica, il Summit punta a richiamare l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di aggiornare la legge Bonino n.7/2006, con l'inserimento nel team multidisciplinare dedicato alle vittime di mutilazione anche il chirurgo plastico.