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Materiali e tecniche per l’impronta dentale

Sanihelp.it – I professionisti del settore dentale hanno a disposizione un’ampia gamma di materiali tra cui scegliere il prodotto che più si avvicina alle esigenze della singola lavorazione da effettuare. Grazie ai recenti sviluppi della tecnologia, anche in ambito odontoiatrico, è possibile utilizzare materiali che assicurino una maggior precisione del risultato finale, oltre ad una riduzione del disagio per il paziente. Tra le recenti novità in ambito dentistico, un posto di rilievo viene preso dai materiali scelti per prendere l’impronta dentale, vediamo nel dettaglio le migliori caratteristiche e le tecniche di utilizzo consigliate.


L’alginato per l’impronta dentale

Gli alginati sono dei materiali da impronta che si rendono indispensabili nelle più comuni attività quotidiane di un dentista, ogni volta che è prevista la collaborazione tra un odontoiatra e un odontotecnico. Grazie alla loro miscelazione rapida e all’ampia tollerabilità da parte dei pazienti, vengono utilizzati per la creazione di impronte preliminari e primarie, oltre che per la realizzazione di modelli di studio. Per garantire il corretto utilizzo di questi composti è bene però rispettare alcune procedure e seguire alcuni consigli tecnici su come prendere un impronta dentale, per ottenere un risultato finale dalle elevate performance.

Il corretto dosaggio di acqua e polvere è tra gli elementi più importanti da tenere a mente: il rapporto tra acqua e polvere modifica, infatti, le proprietà del materiale e influenza le prestazioni dichiarate dal produttore, come le tempistiche e la stabilità del composto. Nel caso in cui il dentista scelga la miscelazione manuale, è consigliata l’aggiunta di acqua solo in seguito al dosaggio della polvere, che è bene scuotere prima del suo utilizzo per favorire una distribuzione più omogenea della miscela. Alla miscelazione manuale si può preferire una miscelazione automatica, una della più recenti evoluzioni tecnologiche che permette di ridurre il numero di bolle d’aria, con conseguente riduzione di difetti macroscopici dell’impronta e del modello in gesso.

Una volta realizzato il composto si possono utilizzare diverse tipologie di portaimpronta, che variano rispetto al caso clinico specifico e alle abitudini del dentista. Tra le tecniche più diffuse, che permettono di migliorare la ritenzione tra portaimpronta e alginato, c’è l’utilizzo di modelli perforati o la scelta di adesivi che si adattano meglio alle caratteristiche chimico-fisiche degli alginati.

La conservazione delle impronte, nei casi in cui non sia possibile colare subito il gesso, è possibile attraverso la preventiva eliminazione di eccessi d’acqua e l’utilizzo di un sacchetto in polietilene sigillato, da riporre in ambulatorio in un contenitore a temperatura ambiente. Qualora, invece, venga dimenticata l’impronta all’interno della soluzione disinfettante, si dovrà prestare attenzione al tempo di permanenza nel liquido, perché potrà danneggiare il composto: gli idrocolloidi sono infatti di natura idrofila e si gonfiano se immersi in disinfettante o acqua.

I siliconi per addizione e per condensazione


Tra i più recenti materiali per la presa dell’impronta si evidenziano, per affidabilità e accuratezza, i siliconi: per addizione, come i materiali della gamma Hydrorise System di Zhermack, estremamente accurati e affidabili, e per condensazione, come i siliconi della linea Zetaplus System di Zhermack che garantiscono un’elevata durezza finale e una riduzione del rischio di strappi durante la rimozione dell’impronta dal cavo orale.

Nei siliconi per addizione, la fase del dosaggio deve avvenire prestando attenzione a non invertire i cucchiai dosatori: non bisogna quindi prelevare il catalizzatore con il cucchiaio usato per prendere la base e viceversa. Questo per evitare che la contaminazione dei due elementi possa pregiudicare la corretta polimerizzazione del composto finale. In caso di siliconi per addizione, non è possibile inoltre un loro utilizzo con guanti in lattice, in quanto questa sostanza interferisce con il catalizzatore di platino, inibendo la polimerizzazione: i dentisti, in questi casi, potranno scegliere guanti in nitrile o vinile.

Anche nel caso dei siliconi per condensazione, la fase di dosaggio iniziale gioca un ruolo centrale: un dosaggio non corretto del catalizzatore può inficiare le proprietà chimico-fisiche del materiale e modificare le performance del prodotto. Se, ad esempio, si utilizza una quantità di catalizzatore superiore rispetto a quello riportato all’interno delle istruzioni, si avrà una minore stabilità dimensionale del composto e un'accelerazione del tempo di lavoro e permanenza in bocca. A differenza dei siliconi per addizione, le versioni a condensazione possono essere manipolate con guanti in lattice, oltre ai guanti in vinile e nitrile, senza che questo determini un’alterazione delle proprie caratteristiche.

L’utilizzo combinato di materiali diversi per portaimpronta e preparazioni è fortemente sconsigliato: se si sceglie, ad esempio, un silicone per condensazione come materiale per il portaimpronta e un silicone per addizione per le preparazioni, non potrà essere garantita la perfetta adesione delle superfici, che presentano una struttura chimica molto diversa tra loro.

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