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Gestione del dolore nel post covid

Sanihelp.it – Il Sars-Cov-2 non è solo un virus che attacca le vie respiratorie, come ribadito durante il Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (in corso a Bologna fino al 18 settembre).


«Ci sono 3 vie che il virus può usare per provocare il dolore: quella diretta, quella mediata dall’infiammazione e come conseguenza del protrarsi della malattia. Quando continua lo stimolo infiammatorio – spiega Emanuele Piraccini, Terapia del Dolore, Ospedale Bellaria AUSL Bologna – ci sono alterazioni a livello nervoso con una cronicizzazione che colpisce circa il 30% dei pazienti. Si è visto anche che i pazienti già affetti da dolore cronico se colpiti dal Covid, hanno avuto una notevole riacutizzazione. Inoltre il dolore in corso di infezione da Covid-19, ha un effetto negativo su tutto il decorso della malattia: basti pensare che un paziente che ha dolore toracico e non riesce a tossire, può accumulare secrezioni a livello polmonare e aver può facilmente infezioni o polmoniti».

 

Dati statistici alla mano circa la metà dei pazienti che ha avuto il Covid ha dovuto lottare contro i dolori muscolari, da cefalee acute (6-21%), toracico (2-21%), oculare (16%), mal di gola (5-17%) e addominale (12%).

 

«Per fortuna, abbiamo superato la fase critica in cui erano molto numerosi i pazienti che dichiaravano dolore dopo il contagio dal virus. Siamo ora preoccupati per un’ondata di effetti post long Covid e di una ricaduta soprattutto in quei pazienti che non vengono trattati in modo efficace e tempestivo all’esordio dei primi sintomi. Ci dovremo attrezzare a dover gestire una nuova emergenza post-long Covid che ci vedrà impegnati sia con due tipologie di pazienti. Da un lato quelli che hanno dovuto fare i conti con un difficile accesso alle cure –- spiega DE CAROLIS, Presidente di FederDolore SICD – e dall’altro quelli che hanno sviluppato un dolore cronico come conseguenza dell’infezione. Sono quelli che hanno manifestato un dolore cronico anche a distanza di mesi dalla risoluzione dell’infezione che corrispondono circa al 4% dei pazienti Covid più gravi, cioè quelli ricoverati o addirittura intubati».

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