Sanihelp.it – Colpisce soprattutto i giovani dai 18 ai 30 anni e predilige il sesso maschile. In Italia il soggetto tipico con problemi di forfora ha un’età media di 35 anni ed è più spesso un uomo (60% circa contro solo il 40% delle donne). Molte volte ha i capelli grassi (41% dei casi), oppure li perde (34%) e ha un cuoio capelluto sensibile. È spesso stressato (61% dei casi), qualche volta stanco e ha paura di non riuscire a essere se stesso.
Oggi un’indagine condotta in quattro Paesi europei (Italia, Francia, Germania e Spagna) su più di 4.000 persone tra i 25 e i 45 anni rivela l’identikit di chi ne soffre e le ripercussioni psicologiche, come il timore di non riuscire a nasconderla (33%), mentre uno su tre dichiara di sentirsi sporco, in alcuni casi malato o contagioso.
E il quadro è aggravato dal fatto che il più delle volte la soluzione è solo provvisoria: utilizzando shampoo e prodotti antiforfora nel 75% dei casi si osserva subito un miglioramento ma, finita la cura, dopo un po’ solo una persona su 15 risolve definitivamente il problema.
«La forfora è conseguenza di vari fattori. Importante ruolo è quello della Malassezia furfur, un fungo normalmente presente sul cuoio capelluto, che può però proliferare in condizioni di iperseborrea, producendo sostanze che causano infiammazione. Nei soggetti affetti da forfora si verifica inoltre un’alterazione della funzione barriera della cute, che favorisce la colonizzazione e l’adesione della Malassezia e un aumento della risposta infiammatoria – dichiara Norma Cameli, Responsabile del Servizio di Dermatologia Estetica dell’Istituto Dermatologico San Gallicano, IRCCS Roma – L’insorgenza in soggetti geneticamente predisposti è favorita dagli stress emotivi, dai fattori climatici (in inverno e in presenza di clima umido), da una dieta inappropriata ed è più frequente nei soggetti con sistema immunitario indebolito».
Come si cura? «Spesso è sufficiente prescrivere shampoo e lozioni ad azione fungicida (ketoconazolo, fenticonazolo). Possono essere anche utilizzati shampoo che contengano solfuro di selenio e magnesio piritione. Per il trattamento cosmetologico vengono utilizzate sostanze ad azione sebo regolatrice e cheratolitica, spesso in associazione (acido salicilico, catrami vegetali, derivati dello zolfo, lattato di ammonio, solfuro di selenio, zinco piritione). Possono essere anche addizionati agenti antiinfiammatori e lenitivi (acido glicirretico ed alcuni fitoterapici fra i quali mentolo ed estratti di genziana)».
Alcuni integratori alimentari possono essere di supporto: la biotina (una vitamina in grado di favorire il rinnovamento cellulare, un buono stato di salute del capello e un’azione sebo regolatrice), le vitamine del gruppo B, C ed E, i fitoestrogeni e i micronutrienti quali rame, zinco, cobalto e manganese. La novità riguarda proprio questo campo: uno studio condotto dal dottor Pascal Reygagne alla Clinica del capello dell’Ospedale Saint Louis di Parigi ha dimostrato una riduzione di oltre il 70% della forfora dopo due settimane di trattamento con un probiotico, il Lactobacillus Paracasei ST11.
Aderendo alle cellule delle parete intestinale, questa sostanza induce la liberazione nel sangue di messaggeri che vengono veicolati verso vari organi, tra cui la pelle. Grazie a questo meccanismo, vengono stimolati il turnover e la differenziazione cellulare, con il risultato di rinforzare la funzione barriera.