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Smentito caso di Ebola in Italia, ma allarme rimane alto

Sanihelp.it – Smentita la notizia del presunto caso di Ebola in Italia secondo la quale un paziente nigeriano sarebbe stato ricoverato d’urgenza dopo essere rientrato dal suo paese natio, peraltro senza soggiornare in nessuna delle località colpite recentemente dall’attacco mortale del virus.  


«Il paziente nigeriano è rientrato in Italia il 2 ottobre e già durante il volo ha cominciato a manifestare sintomatologia febbrile – afferma il Comunicato Stampa redatto dalla Direzione Sanitaria dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani – Tale sintomatologia si è aggravata nei giorni successivi, per cui ieri, martedì 7 ottobre, il paziente si è recato all’Ospedale San Giovanni, dove si è poi deciso il trasferimento presso l’INMI. Nel corso della stessa giornata, è stata quindi prontamente riferita la diagnosi di malaria da Plasmodium».

Allarme rientrato quindi, anche se le prospettive legate alla futura localizzazione del virus non sono affatto rassicuranti: il modello di diffusione della malattia ed i dati sul traffico aereo, sono stati infatti utilizzati da un gruppo di scienziati per ipotizzare le probabilità con cui l’Ebola arriverà in Europa.

Secondo i risultati elaborati dallo studio e pubblicati sulla rivista Plos, il virus potrebbe arrivare entro il 24 ottobre in Francia con una probabilità del 75%, ed entro la stesso data in Gran Bretagna con una probabilità del 50%.

La Francia è tra i paesi con maggiore probabilità di attacco da parte dell’Ebola perché la Guinea (paese confinante con Sierra Leone e Liberia, dove i focolai del virus hanno già mietuto migliaia di vittime) è un’ex-colonia francese dotata di numerosi collegamenti aerei con quella che fu la madrepatria, mentre l'aeroporto britannico di Heathrow è uno degli scali più affollati al mondo.

Anche ipotizzando una riduzione dell'80% dei voli con scali o soste nelle regioni colpite, il rischio di contaminazione da Ebola rimarrebbe ancora al 25% in Francia e al 15% in Gran Bretagna.

«Se questa epidemia continuerà a imperversare con la stessa o con maggiore intensità in Africa occidentale – spiega dalla Lancaster University il dottor Gatherer, epidemiologo nonché tra i responsabili del monitoraggio dell’Ebola – sarà solo una questione di tempo prima che un paziente infetto finisca su un aereo per l'Europa».


È altrettanto vero però, che i centri europei di prevenzione e di monitoraggio delle malattie sono da considerarsi strumenti di controllo sufficienti per interrompere sul nascere ogni trasmissione locale di Ebola che potrebbe presentarsi in futuro.

Senza dimenticare l’esempio positivo della Nigeria, dove si è riusciti a contenere la diffusione del virus grazie a un’azione rapida ed efficiente, tanto che nelle prossime settimane il Paese potrebbe essere dichiarato libero dalla presenza del virus.

«Anche considerando lo scenario peggiore per cui ad esempio non venga riconosciuto subito il virus o un paziente affetto da Ebola non si sottoponga immediatamente ad un qualche tipo di trattamento medico, la trasmissione secondaria dovrebbe essere circoscritta – conclude il dottor Gatherer – Infatti è da considerare che in Europa non ci sono le stesse condizione igienico-sanitarie e il sovraffollamento che invece caratterizzano focolai di contaminazione come la baraccopoli di Monrovia».

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