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Autismo: la causa già nella corteccia cerebrale del feto

Sanihelp.itIl miracolo della nascita è da sempre l'evento che più incuriosisce ed affascina l'essere umano: l'infinita gioia che si prova nel portare una creatura in grembo e la dolcezza con cui si osserva una donna allattare al seno un neonato sono solo alcuni degli aspetti legati a questo meraviglioso ricambio generazionale continuo. Ma sebbene la gravidanza oggigiorno sia particolarmente seguita ciò non toglie che comporti alcuni rischi, per la futura madre e per il bambino: per esempio, nonostante l'auspicio sia sempre di avere un figlio in piena salute, a volte può capitare che l'infante presenti disturbi fisici e neurologici alla nascita.


Tra questi ultimi l'autismo, i cui sintomi solitamente compaiono entro il terzo anno d'età, rappresenta una delle patologie psichiatriche più frequenti: colpisce infatti fino a 50 persone su 10000, anche se parlare d'autismo non è completamente esatto. Data la vasta gamma di sintomatologie, cosa che comporta una definizione terapeutica non univoca ma studiata ad hoc in base alle caratteristiche del paziente, al giorno d'oggi è più corretto definire tale patologia come Disturbo dello Spettro Autistico, definizione al cui interno ricadono numerose patologie. Tali sindromi hanno come denominatore comune la riduzione della capacità comunicativa e dell'integrazione sociale e relazionale, a cui fa da contraltare una contemporanea introversione e distaccamento dalla realtà: altri aspetti sono la ripetitività di determinati movimenti, l'avversione verso qualsiasi forma di cambiamento, lo stato d'ansia.

C'è discordanza nella comunità scientifica riguardo le ragioni dell'insorgere della malattia, ma secondo uno studio condotto dall'Università di San Diego e della California, pubblicato sulla rivista specializzata New England Journal of Medicine, le cause di una parte di queste sindromi andrebbero ricercate quando ancora il feto è nel grembo materno. Gli scienziati americani hanno condotto una ricerca sul cervello di bambini sani e quello di bambini autistici deceduti, trovando fondamentali differenze nella corteccia cerebrale dei neonati presi in considerazione. In particolare, hanno riscontrato come nei bambini autistici alcuni frammenti di corteccia, che gioca un ruolo molto importante in varie funzioni cognitive complesse come il pensiero, la concentrazione, la comunicazione ed il linguaggio, non si sarebbero sviluppati nei sei strati cellulari in maniera corretta: tali frammenti di neuroni sarebbero situati, tra l'altro, in zone del cervello già conosciute per essere correlate all'insorgere dell'autismo.

Dunque questa teoria, che ha prodotto al momento solo considerazioni preliminari e rimane in attesa di ulteriori trial clinici per confermare che tale disordine cellulare sia effettivamente comune in tutte le persone autistiche, va ad affiancarsi ad altri indicatori ritenuti finora decisivi per l'individuazione di un disturbo di questo tipo: fattori come per esempio la nascita pretermine del bambino, la carenza di vitamina D durante la gravidanza, anomalie genetiche e metaboliche, la presenza in famiglia di ulteriori casi di disordini dello sviluppo. Ciò che comunque sembrerebbe da escludere è la relazione causale tra vaccini trivalenti e autismo, argomento che ha tenuto banco in Italia nei giorni scorsi.

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