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Scoperta la tecnica per costruire un esofago naturale

Sanihelp.it – Grazie all'ingegneria tissutale (o ingegneria dei tessuti), un gruppo di ricercatori è stato in grado di costruire un esofago naturale che, in combinazione con le cellule staminali del midollo osseo, potrebbe essere efficacemente trapiantato nel corpo umano dal momento che è in grado di integrarsi perfettamente nell’organismo rigenerando nervi, muscoli, cellule epiteliali e vasi sanguigni.


Questa la nuova tecnica sviluppata dai ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia, all'interno di un progetto di collaborazione internazionale coordinato dal professor Paolo Macchiarini, direttore del Centro di Ricerca per la Medicina Rigenerativa (ACTREM) dello stesso istituto, che ha visto il coinvolgimento di università e centri di ricerca provenienti da tutto il mondo (Italia, Stati Uniti, Russia e Germania).

L’insieme di procedure che permette la crescita di tessuti e organi umani (chiamata appunto ingegneria dei tessuti) era stata finora impiegata per produrre solamente vesciche urinarie, trachee e vasi sanguigni, organi che sono già stati utilizzati anche clinicamente.

Nonostante gli innumerevoli tentativi infatti, le difficoltà per coltivare i tessuti necessari alla rigenerazione di un esofago danneggiato erano stati vani a causa della complessità dell’organo.

In questo nuovo studio invece, i ricercatori sono riusciti nell’impresa: il punto di partenza è stata un'impalcatura naturale dell’esofago priva di cellule ma in cui le proprietà meccaniche e chimiche dell'organo erano rimaste invariate. Gli studiosi hanno quindi integrato questo ponteggio con cellule staminali derivate dal midollo osseo, ovvero cellule a bassa immunogenicità che hanno consentito di minimizzare il rischio di reazione immunitaria (e quindi di rigetto dell’organo trapiantato), eliminando anche la necessità di farmaci immunosoppressivi.

Le cellule staminali hanno quindi cominciato ad aderire all’impalcatura biologica e tre settimane dopo hanno iniziato a mostrare le caratteristiche specifiche proprie delle cellule esofagee.

«Crediamo che questi risultati così promettenti, rappresentino un importante progresso verso la definizione clinica del tessuto ingegnerizzato per gli esofagi» ha commentato il professor Paolo Macchiarini.


Per le sostituzioni esofagee infatti, oggi vengono utilizzati prelievi di tessuto dall’intestino o dallo stomaco, una tecnica che però raramente permette di raggiungere risultati pienamente soddisfacenti.

Il tessuto coltivato invece potrebbe contribuire ad abbassare la mortalità correlata ad interventi chirurgici di questo tipo, contrarre il rischio di rigetto dell’organo nonché aumentare notevolmente la qualità del risultato finale, migliorando la sopravvivenza e la qualità di vita per le centinaia di migliaia di pazienti che ogni anno ricevono diagnosi relative a disfunzioni o danni all'esofago causati da cancro, anomalie congenite o traumi. 

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