Sanihelp.it – La scoperta di un nuovo antibiotico chiamato Teixobactina potrebbe costituire un’importante svolta nel grande problema della resistenza batterica ai farmaci, ovvero dell’immunità sviluppata dai microrganismi nei confronti degli antibiotici.
La scoperta, operata da un gruppo di scienziati della Northeastern University di Boston e pubblicata sulla rivista Nature, è stata possibile grazie all’osservazione dei microbi presenti sul suolo, ed in particolare allo studio delle modalità e dei composti chimici con cui i batteri si difendono dagli altri microrganismi.
«La scoperta della Teixobactina – commenta il professor Lewis, direttore dell’Antimicrobial Discovery Centre – dimostra come sia possibile adottare una strategia alternativa nello sviluppo di composti a cui i batteri non sono ancora immuni».
Dopo la scoperta della penicillina (il primo antibiotico scoperto nel 1928 da Alexander Fleming) e di un altro centinaio di composti, la Texiobactina è la prima nuova classe di antibiotici che viene scoperta negli ultimi trent’anni, precisamente dal 1987.
Proprio la mancanza di nuovi farmaci e la tendenza ad abusare degli stessi, ha portato i batteri a diventare sempre più resistenti agli antibiotici, un rischio molto elevato per l’uomo che potrebbe non disporre, nel prossimo futuro, di farmaci utili a combattere anche le più piccole infezioni.
I primi esami sul modello animale hanno già dimostrato come la Texiobactina funzioni perfettamente nel combattere, senza alcun effetto collaterale, le infezioni: presto il farmaco sarà disponibile per essere testato anche sull’uomo.
«La segnalazione di un nuovo antibiotico è di buon auspicio, ma ciò che più mi entusiasma è come questa scoperta sia solo la punta di un iceberg – commenta il professor Woolhouse dall’Università di Edimburgo – La maggior parte degli antibiotici sono prodotti naturali derivati dai microbi presenti nel terreno, ma quelli che abbiamo scoperto finora provengono da un piccolo sottoinsieme della ricchissima varietà di questi microbi. Lewis e la sua squadra hanno trovato un modo per cercare gli antibiotici in altri tipi di batteri, una parte molto difficile da studiare e infatti definita ‘materia oscura’ microbica».