Sanihelp.it – I contagi nelle scuole elementari a Milano, nei campi nomadi di Roma e negli spazi destinati all’accoglienza degli immigrati in Sicilia, dimostrano che i luoghi di aggregazione, compresi i posti di lavoro e i mezzi di trasporto, sono a rischio contagio tubercolosi anche per gli italiani.
«In Italia la malattia persiste, sebbene in termini epidemiologici contenuti, e al tempo stesso aumentano i fattori di rischio che coinvolgono la popolazione generale – spiega il dottor Giorgio Besozzi, Direttore del Centro di Formazione Permanente Tubercolosi Villa Marelli, Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano – Per oltre 20 anni si è creduto che la malattia fosse debellata, nonostante nel mondo rappresenti ancora un’emergenza sanitaria globale. Dobbiamo fare i conti con 9 milioni di nuovi casi all’anno, quasi 2 milioni di decessi e oltre 2 miliardi di persone infette».
I nuovi portatori del bacillo provengono soprattutto da est Europa e nord Africa: oggi rappresentano il 50% dei nuovi casi di tubercolosi registrati nel nostro Paese. E aumentano i casi di tbc con incubazione a 5 anni. La malattia colpisce meno le donne rispetto agli uomini, più a rischio sono gli anziani.
Ancora oggi, un terzo degli ammalati non ha garanzia di una diagnosi appropriata e di cure. Perciò la comunità internazionale si propone di portare avanti nuove iniziative con l’obiettivo di ridurre del 50% l’incidenza della tubercolosi e i decessi entro il 2015 e di debellare la malattia a livello globale entro il 2050.
La Lombardia e in particolare Milano rappresentano un vero covo per la tubercolosi: il 26% dei casi nazionali sono lombardi, e il 46% dei regionali si concentrano nel capoluogo e provincia, per l'alto numero di ammalati e un’incidenza tre-quattro volte superiore alle medie regionali e nazionali, per via soprattutto di un elevato tasso di immigrazione da Paesi ad alta endemia.
Per affrontare questa emergenza sono stati indetti gli Stati Generali della Tubercolosi, in programma alla vigilia della Giornata Mondiale che si celebra il 24 marzo. Si tratta di un incontro promosso da FIMPST, Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi, Stop TB Italia e Lilly MDR-TB Partnership, a cui partecipano tutte le forze politiche, istituzionali e scientifiche del Paese.
«Il contagio potenzialmente può avvenire dovunque – precisa il dottor Luigi Ruffo Codecasa, Istituto Villa Marelli, Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano e Responsabile del Centro Regionale di Riferimento per il Controllo della Tubercolosi in Lombardia – ma ci sono luoghi più o meno a rischio.
Ci sono quelli frequentati da soggetti a rischio: i dormitori dei senza fissa dimora, le carceri, gli ospedali. Ci sono poi luoghi comuni, che diventano pericolosi solo in presenza di soggetti malati, come è successo nella scuola di Milano. Per esempio, gli uffici in cui c’è poco riciclo d’aria. Più i locali sono piccoli, sovraffollati, poco aerati e poco illuminati, più il contagio è probabile. Al contrario, in luoghi anche frequentati da soggetti a rischio come le stazioni ferroviarie, ma con una cubatura d’aria e una ventilazione notevoli, il pericolo di contagio è irrisorio.
Naturalmente, più il contatto col malato è ravvicinato, prolungato, e ripetuto, più il contagio sarà probabile. La ripetizione più critica è quella delle situazioni di ogni giorno: per esempio il bus della scuola, in cui viaggiano sempre gli stessi alunni, è più pericoloso di metro e bus, dove il contatto con l’eventuale malato è solo occasionale e non quotidiano».
In occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi verrà prodotto e distribuito in diverse zone della città materiale informativo sulla malattia.