Sanihelp.it – Il diabete di tipo 2 (DM2), detto anche non insulino-dipendente, è una malattia metabolica causata dalla ridotta capacità dell’organismo di produrre o utilizzare l’insulina, un ormone che consente al glucosio di essere assorbito dalle cellule ed essere utilizzato come fonte energetica.
Se l’insulina funziona male, il glucosio si accumula nel sangue (iperglicemia), con effetti molto dannosi per l’organismo che può essere soggetto allo sviluppo di pericolose complicanze quali:
– malattie cardiovascolari come infarti, ictus scompensi cardiaci, peraltro responsabili di oltre il 50% dei decessi;
– neuropatie, ovvero il danneggiamento dei piccoli vasi che portano nutrimento ai nervi e che può deteriorare la funzionalità dei nervi stessi provocando formicolii e riduzione della sensibilità a piedi e gambe;
– nefropatie, ovvero il danneggiamento dei vasi sanguigni presenti nei reni e quindi la perdita progressiva della funzionalità renale;
– complicanze oculari come la perdita progressiva della vista.
Il costante aumento dei casi di diabete di tipo 2 e la sua comparsa in età sempre più precoce, sta acquisendo le dimensioni di una vera e propria emergenza epidemiologica e sociale di portata mondiale.
Per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno, basta pensare all’impatto di questa malattia solamente in Italia, dove si contano oggi oltre tre milioni di persone con diabete noto (circa il 7-8% della popolazione nazionale) ed almeno un altro milione con diabete non diagnosticato (corrispondente all’1-2%).
L'identificazione della malattia infatti non è sempre immediata, anzi la diagnosi è solitamente preceduta da una fase della durata media di circa sette anni, periodo durante il quale la malattia risulta essere asintomatica: in questa fase tuttavia il rischio cardiovascolare è comparabile a quello del diabete noto.
«Tra i sintomi spia – spiega Antonio Ceriello, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi – ci può essere la tendenza a urinare di più. Inoltre, livelli elevati di glucosio nel sangue, se non corretti, possono nel tempo favorire la comparsa di numerose complicanze a carico di occhi, reni, apparato cardiovascolare e sistema nervoso, con disturbi molto gravi che vanno dalla retinopatia all’insufficienza renale, dal piede diabetico alla disfunzione erettile».
L’adozione di uno stile di vita insalubre (obesità e inattività fisica) e l’età (superiore ai 45 anni) sono le cause principali legate all’insorgenza della malattia, a cui si aggiunge un incremento della percentuale di rischio derivata dalla predisposizione genetica: secondo recenti studi infatti il rischio di sviluppare DM2 nel corso della propria vita è del 10% nella popolazione generale, del 40% se si ha un genitore affetto e del 70% se entrambi i genitori sono portatori della malattia.
Ma come comportarsi per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2?
«Prima di tutto modificando le abitudini alimentari e aumentando l’attività fisica – sottolinea il professor Ceriello – Ciò è particolarmente valido in tutti quei casi definiti di pre-diabete, perché può evitare che la malattia si instauri. Quando i livelli di glicemia cominciano a salire occorrono i farmaci. Oggi possiamo contare su diversi principi attivi, e ne sono in arrivo di nuovi. Tra gli ultimi che si sono resi disponibili ci sono gli inibitori del riassorbimento del glucosio a livello renale che ne favoriscono l’escrezione con le urine. In arrivo, invece, l’insulina ad azione molto lunga e farmaci che bloccano il recettore per il glucagone. L’importante è scegliere la terapia più adatta in relazione alle caratteristiche specifiche di malattia e paziente».
Insomma, dieta ed esercizio fisico associato a screening periodici nelle persone sopra i 45 anni di età possono non solo limitare la diffusione epidemica di questa malattia, ma anche e soprattutto salvare la vita.