Sanihelp.it – Dal 2004, gli errori nella sanità pubblica sono costati allo Stato quasi un miliardo e mezzo di euro, di cui trecento milioni sono stati spesi solamente nel 2012.
Un dato che deve far riflettere quello riportato dalla quinta edizione del report sulla Medical Malpractice di Marsh, azienda impegnata nell’intermediazione assicurativa e nella consulenza sui rischi, che da nove anni si occupa di analizzare l’andamento di numero, costi e responsabilità dei sinistri nella sanità pubblica.
Secondo il report, il costo medio per sinistro è lievitato dai 40.000 euro del 2004 fino ai 116.000 euro registrati nel 2012, aumento a cui è parallelamente seguita un’implementazione del 16% dei valori assicurativi riguardanti tutte le voci prese in considerazione dall’analisi, ovvero medici (che in termini assicurativi costano mediamente 6.841 euro), infermieri, posti letto (la cui copertura assicurativa negli ultimi nove anni è passata da 3.400 a 4.000 euro) e ricoveri.
Dopo la flessione registrata nel 2011, il numero di richieste di risarcimento è infatti tornato a crescere nel 2012, con una media di 61 richieste per ogni struttura ospedaliera contro le 58 registrate nell’anno precedente.
«L’impoverimento portato dalla grave situazione economica degli ultimi anni – spiega Emanuele Patrini, Healthcare practice Leader di Marsh nonché autore del report – ha portato i contribuenti a prestare più attenzione alla qualità dei servizi di cui usufruiscono e quindi a ricorrere maggiormente alla richiesta di risarcimento in caso di prestazione non soddisfacente».
Il dato relativo all’aumento delle richieste va però letto con somma cautela, visto che è necessario tener conto delle tempistiche entro cui viene effettuata la denuncia del sinistro: nonostante circa la metà delle richieste di risarcimento sia avanzata entro i primi sei mesi dalla data di accadimento dell’evento, molte denunce avvengono entro i due anni e alcune anche entro i sei.
E infatti, accanto all’aumento delle richieste di risarcimento, il report rileva anche una riduzione nella frequenza degli errori che, sulle 96 strutture ospedaliere prese in considerazione dall’analisi, dopo il picco registrato nel biennio 2008-2009 (quando il numero degli eventi superò i 5000 casi) ha registrato una costante diminuzione proseguita anche nel 2012, con poco più di 1000 eventi.
«Da questo ultimo report abbiamo rilevato come siano aumentati i problemi di malasanità in Ostetricia e Ginecologia – continua Emanuele Patrini – Se in Ortopedia e in Chirurgia generale abbiamo infatti assistito ad una contrazione numerica dei contenziosi, in ambito ostetrico abbiamo rilevato un aumento del numero di casi di malasanità denunciati. Certo, parliamo di un aumento contenuto che si attesta intorno allo 0,5-0,7% rispetto al 2011, ma in termini economici può voler dire anche una spesa di cinque milioni di euro, una voce certamente significativa nel bilancio di una struttura ospedaliera».
Nonostante i rischi legati all’area materno-infantile siano in leggero aumento (con il 9,8% degli eventi denunciati), nella classifica delle principali tipologie di errori reclamati si confermano al primo posto gli errori relativi a specialità dell’area chirurgica (il 36,7% degli eventi denunciati).
Un quadro sconfortante quindi?
Non così come appare. I dati del report infatti, vanno letti in un contesto di riferimento che è decisamente cambiato negli ultimi anni: l’innovazione tecnologia e scientifica hanno infatti portato un allungamento dell’aspettativa di vita anche in pazienti colpiti da patologie considerate fino a poco tempo fa letali, causando un aumento degli accessi in ospedale di questa categoria di pazienti e la conseguente implementazione del rischio di incorrere in eventi sinistrosi.
Certamente le cose da fare sono ancora tante, ma bisogna anche dar credito al fatto che la struttura sanitaria italiana, come comprovato da innumerevoli studi ed analisi di portata internazionale, rimane una delle migliori al mondo.