Sanihelp.it – L’aumento di ceppi resistenti ai farmaci antiretrovirali potrebbe invertire i progressi compiuti dal 1980 nella lotta contro l’AIDS, causando nel prossimo futuro una nuova pandemia di HIV.
A lanciare l’allarme il professore Jeremy Farrar, direttore dell’ente di ricerca Wellcome Trust, che spiega come il pericolo di farmaco-resistenza che il virus dell’HIV sta sviluppando, potrebbe avere nei prossimi vent’anni un impatto disastroso sull’efficacia della terapia farmacologica.
E non solo per l’HIV. Nell’ultimo decennio, ceppi farmaco-resistenti di tubercolosi, malaria e Stafilococco, sono stati dichiarati responsabili di infezioni incurabili che, solamente in Europa, hanno causato 25.000 morti ogni anno, all’incirca lo stesso numero delle vittime di incidenti stradali.
«Occorre che continuiamo a sviluppare nuovi composti piuttosto che compiacerci dei farmaci esistenti – avverte il professor Farrar – Anche se produrre un vaccino contro l'HIV sarà incredibilmente difficile».
La voce del direttore del Wellcome Trust, si unisce al coro di scienziati che, dopo il recente report stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dichiarato come la resistenza antimicrobica (ovvero il processo attraverso il quale batteri, virus e altri microbi, sviluppano un’immunità contro i farmaci utilizzati per combatterli) dovrebbe essere considerata come un pericolo per l’umanità parimenti al cambiamento climatico terrestre.
E proprio in un articolo pubblicato la scorsa settimana su Nature, il professor Farrar si appella insieme al professor Mark Woolhouse, epidemiologo presso l’Università di Edimburgo, alle autorità internazionali, chiedendo l'istituzione di una commissione globale analoga al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), per coordinare una risposta a livello mondiale contro la minaccia derivata dalla resistenza anti-microbica.
«Nonostante i ripetuti avvertimenti, la risposta internazionale per contrastare la resistenza antimicrobica è stata finora troppo debole – prosegue il dottor Farrar – Il risultato è stato l'emergere di ceppi di infezioni (tra cui tubercolosi, malaria, polmonite, gonorrea) resistenti a tutte le classi di farmaci noti. Abbiamo bisogno di un nuovo organismo indipendente che non solo monitori la diffusione della resistenza antimicrobica, ma che sia anche in grado di indirizzare le iniziative per contenerla».
«È giunto il momento di smettere di limitarsi a dichiarare i problemi della resistenza antimicrobica e iniziare ad agire – conclude il professor Woolhouse – Abbiamo bisogno di una leadership internazionale focalizzata su questo tema, prima che i benefici per la salute derivati dalla scoperta di Alexander Fleming (la penicillina) siano persi per sempre».