Sanihelp.it – Il triclosano è un additivo alimentare conosciuto per il suo potenziale antibatterico ed antisettico, cosa che lo rende un ingrediente piuttosto comune di saponi, dentifrici e prodotti per l'igiene orale. Possiede inoltre caratteristiche antinfiammatorie similari a quelle dell'acido acetilsalicilico, ovvero sia la comune aspirina. Ciò nonostante la sua composizione chimica è di struttura simile a quella della diossina, classe di molecole riconosciute come cancerogene per l'uomo: per questo già da tempo si sono levate notevoli preoccupazioni riguardanti la sicurezza del triclosano per l'organismo dell'essere umano.
Alcune ricerche hanno già confermato come tale composto possa accumularsi nei tessuti e nel latte materno, tanto che recenti sperimentazioni hanno trovato tracce del composto nel 97% dei campioni di latte materno e nel 75% delle urine delle persone testate: gli effetti collaterali legati ad eccesso del conservante sono alterazione della funzionalità epatica e polmonare, sterilità, alterazione immunitaria e paralisi. Uno studio recente della University of California ha aggiunto ulteriore apprensione a riguardo: secondo i ricercatori americani, infatti, può causare fibrosi epatica e cancro al fegato.
Gli scienziati in questione sono giunti ad un tale risultato grazie ad una sperimentazione condotta su cavie e pubblicata sulla rivista specializzata Proceedings of the National Academy of Sciences: nei topi da laboratorio, esposti al conservante per sei mesi, un tempo comparabile a diciotto anni umani, si è notata una maggiore suscettibilità allo sviluppo di neoplasie epatiche, cosa che renderebbe le caratteristiche antibatteriche del triclosano risibili in confronto agli effetti collaterali che può produrre.
La ragione, secondo i ricercatori americani, è che l'esposizione a questo conservante causa un'alterazione dei recettori dell'androstano, proteina capace di metabolizzare sostanze chimiche estranee all'organismo. Forse è presto per creare allarmismo: le dosi di triclosano a cui veniamo esposti quotidianamente risultano solitamente più basse rispetto a quelle a cui sono state sottoposte le cavie dello studio. Ciò nonostante, molte case produttrici di detergenti hanno già manifestato l'intenzione di abbassare, se non eliminare, tale additivo dai propri articoli: d'altronde, se all'interno dei dentifrici a bassi contenuti può risultare effettivamente un aiuto al nostro organismo, tra i saponi è preferibile scegliere quelli che non possiedono al proprio interno il triclosano.