Sanihelp.it – Il disturbo da stress post-traumatico rappresenta una condizione che racchiude in sé tutte le sofferenze psicologiche conseguenti ad un evento particolarmente stressante: risulta talmente comune e diffusa, come patologia mentale, che una ricerca recente ha svelato come anche i soldati assiri ne soffrissero. Lo storico Erodoto parlava nelle sue cronache della Battaglia di Maratona, datata 490 avanti Cristo, di un militare, di nome Epizelo, divenuto muto in seguito agli scontri, mentre il sonno di altri suoi colleghi veniva continuamente interrotto dalla visione dei fantasmi dei nemici caduti in guerra.
Oggigiorno esistono metodi per cercare di superare il trauma, come la psicoterapia, seguita quando necessario anche da adeguato trattamento farmacologico. Tuttavia anche l'alimentazione può sostenere il paziente nel suo percorso di superamento del disturbo. Secondo uno studio dei ricercatori dell'Università della Louisiana, presentato recentemente durante il meeting Experimental Biology tenutosi a Boston, mangiare mirtilli rappresenterebbe un valido aiuto in questo senso.
Questi frutti sono da tempo conosciuti per le loro virtù fitoterapiche: ricche fonti di antociani e vitamina C, si tratta di uno degli alimenti maggiormente antiossidanti assieme all'uva rossa, caratteristica che li rende particolarmente utili per la salute dell'intero sistema cardiovascolare e per contrastare lo stress ossidativo, determinato dall'accumulo di radicali liberi nell'organismo e considerato una delle cause dell'insorgere di patologie degenerative quali tumori e morbo d'Alzheimer.
Tuttavia, i mirtilli sembrano utili anche per la psiche dell'uomo. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori americani hanno condotto uno studio su cavie da laboratorio con disturbi da stress post-traumatico dovuti a incontri non proprio piacevoli con il loro nemico giurato, il gatto. Soggetti per un mese ad una dieta ricca di questi frutti, i topolini sembravano reagire in maniera efficace alla brutta esperienza. Secondo gli studiosi statunitensi il merito sarebbe da ascrivere alla capacità dei mirtilli di aumentare la secrezione di serotonina, neurotrasmettitore che regola l'umore migliorandolo.
Si tratta di una scoperta che, sebbene ancora nelle sue fasi preliminari, avrebbe grandi applicazioni in medicina: ovviamente, in particolare, risulterebbe fondamentale nell'affrontare il disturbo da stress post-traumatico, la cui terapia risulta piuttosto difficoltosa. I farmaci utilizzati per il suo trattamento, infatti, sono generalmente antidepressivi: ma si rivelano parzialmente risolutivi in meno di un caso su due. La psicoterapia aiuta, ovviamente, ma difficilmente riesce ad eliminare il problema alla radice: un nuovo approccio, basato anche su un'alimentazione che preveda l'assunzione di mirtilli, potrebbe essere la soluzione di una condizione che affligge circa l'8% della popolazione mondiale.