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Voglio andare a vivere in… montagna, dove tutti sono magri

Sanihelp.it – «La montagna se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano». Pensieri e parole di Walter Bonatti, il grande alpinista facente parte del gruppo che per la prima volta riuscì a raggiungere la vetta del K2, il secondo picco più alto del mondo. Nonostante le condizioni spesso proibitive rispetto a quelle in cui si trova a vivere chi preferisce una dimora in città, o al mare, anche a causa dell'aria maggiormente rarefatta, la montagna ha sempre esercitato un fascino spesso irresistibile sull'uomo: probabilmente perché, secondo le parole di un altro grande alpinista italiano, Emilio Comici, «siamo più vicini al cielo».


Lo stile di vita tenuto a grandi altezze risulta peraltro salutare per il nostro organismo. Uno studio recente della Università della Navarra, presentato durante il Congresso Europeo sull'Obesità di Praga, ha dimostrato come abitare ad almeno 456 metri d'altezza sul livello del mare riduce del 13% la probabilità di aumento di peso o obesità rispetto a coloro che vivono sotto i 124 metri. Non è la prima analisi che evidenzia una tale correlazione, ritenuta legata alla rarefazione dell'aria: la minor presenza di ossigeno, infatti, diminuirebbe lo stimolo della fame in quanto l'organismo aumenta la secrezione di un ormone, la leptina, che contribuisce alla sensazione di sazietà. Sopprimendo la fame, viene profusa meno energia nel metabolismo degli alimenti, e questo riduce l'utilizzo di ossigeno.

Sempre secondo gli esperti, tale processo fisiologico potrebbe rappresentare un antico meccanismo di adattamento e di sopravvivenza a grandi altezza, laddove il cibo notoriamente scarseggia. L'analisi dei ricercatori spagnoli ha preso in considerazione il codice postale delle persone che partecipavano allo studio, dividendo i paesi di residenza in tre gruppi: sotto i 124 metri sul livello del mare, ad altitudine bassa; tra i 124 metri e i 456 metri, ad altitudine media; sopra i 456 metri. I risultati, che hanno ovviamente tenuto in considerazione una serie di fattori che potevano influenzare l'esito della sperimentazione, tra cui età, genere, indice di massa corporea, attività fisica e fumo, hanno dimostrato come i volontari che vivevano a grandi altezze presentavano una significativa diminuzione delle probabilità di essere sovrappeso rispetto ai «cittadini».

Sebbene ovviamente non sia realistico che, alla luce di questa analisi, ci trasferiamo tutti sul cucuzzolo della montagna, i ricercatori spagnoli hanno affermato come comunque sia lusinghiero che un tale risultato sia stato ottenuto ad un'altitudine relativamente bassa come i 456 metri. Il prossimo passo della sperimentazione navarra sarà quello di studiare l'impatto della montagna sul rischio cardiovascolare: risulta infatti plausibile che, avendo un impatto positivo sul peso, possa di conseguenza presentare benefici similari per la salute del cuore. 

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